MALPENSA Quattro confezioni di cocaina sudamericana, per un totale di sette etti, nascoste all’interno della gamba artificiale. Tentativo originale e raffinato per riuscire a superare i controlli doganali che però ieri si è scontrato contro il fiuto e la caparbietà di Mac, il pastore tedesco della Guardia di Finanza dell’aeroporto di Malpensa. Così il corriere della droga, un 43enne italiano al quale era stata amputata la gamba dopo un incidente stradale, ha fatto solo in tempo a sbarcare dal volo proveniente da Santo Domingo prima di finire in manette. Quando è entrato nella sala arrivi dello scalo milanese il cane antidroga ha iniziato, infatti, ad abbaiare puntando con fermezza la protesi con i quattro panetti di cocaina cuciti all’interno all’altezza della coscia. I militari delle fiamme gialle lo hanno allora invitato a privarsi della gamba artificiale inchiodandolo alle proprie responsabilità. Ora è rinchiuso in carcere a Busto Arsizio a disposizione dell’autorità giudiziaria.
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venerdì 2 maggio 2008
Cocaina nella gamba artificiale: arrestato
MALPENSA Quattro confezioni di cocaina sudamericana, per un totale di sette etti, nascoste all’interno della gamba artificiale. Tentativo originale e raffinato per riuscire a superare i controlli doganali che però ieri si è scontrato contro il fiuto e la caparbietà di Mac, il pastore tedesco della Guardia di Finanza dell’aeroporto di Malpensa. Così il corriere della droga, un 43enne italiano al quale era stata amputata la gamba dopo un incidente stradale, ha fatto solo in tempo a sbarcare dal volo proveniente da Santo Domingo prima di finire in manette. Quando è entrato nella sala arrivi dello scalo milanese il cane antidroga ha iniziato, infatti, ad abbaiare puntando con fermezza la protesi con i quattro panetti di cocaina cuciti all’interno all’altezza della coscia. I militari delle fiamme gialle lo hanno allora invitato a privarsi della gamba artificiale inchiodandolo alle proprie responsabilità. Ora è rinchiuso in carcere a Busto Arsizio a disposizione dell’autorità giudiziaria.Malpensa: casa delocalizzata, casa occupata
MALPENSA Le case delocalizzate di Malpensa diventano preda di immigrati e clandestini. A far scoppiare il caso dell’occupazione abusiva degli immobili abbandonati, perché troppo vicini al sedime aeroportuale, è stata un’operazione dei carabinieri di Busto Arsizio a Lonate Pozzolo. Lì, in via Moncucco, hanno scoperchiato una situazione a rischio, che gli amministratori locali hanno più volte sollevato. Dopo una serie di verifiche in alcune abitazioni, di proprietà della Regione Lombardia e affidate per la manutenzione all’Aler (Azienda lombarda edilizia residenziale) i militari hanno scoperto cinque cittadini stranieri che avevano occupato abusivamente un immobile. Gli stranieri denunciati sono tre clandestini e due regolari originari del Marocco, di età compresa tra i 25 ed i 30 anni, mentre in manette è finito un marocchino di 29 anni che non ha ottemperato all’ordine di espulsione emesso dal Questore di Bergamo nel 2007: si trovava nella casa di un connazionale regolare in piazza Santa Maria a Lonate. Un blitz che però ha portato alla luce solo una fetta del fenomeno: con furti e intrusioni all’ordine del giorno passando per l’occupazione abusiva. Perchè le case, troppo vicine allo scalo di Malpensa per essere abitate (in base ai flussi di rumore e inquinamento), sono state acquisite negli anni scorsi dalla Regione Lombardia dopo il trasferimento dei residenti in altri immobili. Ora però sono chiuse da tempo, con gli ingressi murati e i lucchetti ai cancelli, sono diventate una terra di nessuno per immigrati e, soprattutto, clandestini. Palazzi fantasma trasformati in comodi rifugi. Del resto le famiglie delocalizzate sono state 150 e le domande giacenti per il secondo bando sono: numeri che danno l’idea degli immobili potenzialmente nel mirino. Così a Case Nuove (la località di Somma Lombardo dove sono state già state delocalizzate una sessantina di abitazioni) la normalità parla di lucchetti divelti, muri abbattuti, cancelli forzati. Danni a cui si aggiungono i furti sistematici di rame: pluviali, componenti di arredo e recinzioni. Casi in cresciti che preoccupano e non poco i sindaci dei comuni interessati: Lonate Pozzolo, Somma Lombardo e Ferno. “Negli anni abbiamo fatto interventi, sollecitato l’attenzione della popolazione e delle forze dell’ordine, sollevato le antenne per un rischio concreto per la sicurezza. Chiediamo – evidenziano all’unisono i sindaci - che la Regione coinvolga il Comune nelle scelte, che decida cosa fare di quegli immobili".
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