TRADATE Dopo qualche mese di silenzio a Tradate si torna a parlare di Fornace, il grande intervento edilizio che sta crescendo a passi da gigante alle porte della città e tanto ha animato la scena politica nel corso degli ultimi anni. Che qualcosa si stesse muovendo lo si era capito dalle riunioni di maggioranza che sono state indette sull’argomento. "Incontri conoscitivi di contenuto politico" avevano spiegano nei giorni scorsi i consiglieri, senza scendere nel dettaglio dei contenuti. Ma si sa, le voci girano e nelle piazze come sui blog (vedi altratradate.com, ndr) in questi giorni non si parla d’altro che della richiesta di
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venerdì 6 marzo 2009
Tradate: si alza latemperatura alla fornace
martedì 10 febbraio 2009
Trovato nell'Olona il cadavere di una donna
LONATE CEPPINO/CAIRATE Ieri mattina il corpo senza vita di Klaudia Metaj galleggiava nel fiume Olona, impigliato in un cespuglio di rovi. Il marito lo ha trovato poco dopo le 7, dopo una notte intera di ricerche. Lei è una giovane donna albanese di 23 anni di cui si erano perse le tracce lunedì pomeriggio. Edi, il marito, non vedendola rincasare ha allertato i carabinieri della tenenza di Tradate già nel tardo pomeriggio del 9 febbraio e, a partire dalla serata sono iniziate le ricerche a cui hanno partecipato anche amici e parenti della vittima. È stata battuta tutta la zona della Valle Olona, tra Lonate e Castelseprio, senza tuttavia ottenere alcun risultato. Le ricerche sono riprese nella mattinata di ieri e poco dopo il corpo è stato trovato nell’Olona, sottratto alla forza della corrente da un cespuglio di rovi. Da Fagnano e Tradate sono arrivati i carabinieri delle compagnie di Busto Arsizio e di Saronno, oltre ad una squadra di sommozzatori dei vigili del fuoco. Per tutta la mattinata gli uomini dell’Arma sono rimasti sul posto per cercare di trovare elementi utili a chiarire i contorni di una vicenda che presenta ancora diversi lati oscuri.
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Sul corpo della donna non sono stati trovati segni evidenti di violenza, elemento che al momento farebbe escludere qualunque ipotesi delittuosa, anche se si dovrà attendere l’esito dell’autopsia (prevista per oggi) per determinare le reali cause del decesso. Gli inquirenti escludono anche l’ipotesi del suicidio, non ci sono infatti circostanze che possano far pensare ad un gesto estremo. La donna viveva con il marito e la figlioletta di due anni in una casa di via Bestetti a Lonate Ceppino, paese dove risiedeva da diversi anni e dove conduceva la pizzeria d’asporto (la pizzeria Millennium in via IV novembre). Al momento, dunque, l’ipotesi più accreditata resta quella dell’incidente. Stando ad una prima sommaria ricostruzione dei fatti Klaudia sarebbe uscita di casa in sella alla propria bicicletta, come era solita fare abitualmente. Si pensa possa aver fatto lo stesso giro che compiva quasi ogni giorno: giù, lungo la via Bestetti, verso la via Molino Lepori (in fondo valle) e, proprio lì sarebbe finita accidentalmente nel fiume, cadendo dal ponte sull’Olona dopo aver urtato il guard-rail che funge da parapetto.
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All’appello manca però la bicicletta della donna. Infatti, nonostante gli sforzi operati dai vigili del fuoco, le acque torbide e agitate del fiume Olona non hanno restituito altro che il corpo della ragazza. Il mezzo non è stato trovato nemmeno nei boschi circostanti. Si tratta di un dettaglio non indifferente che potrebbe dare una svolta significativa a questo giallo, chiarendo in via definitiva il dubbio che in molti si pongono in queste ore: "Klaudia nel fiume ci è finita da sola o dopo essersi scontrata con una macchina?". Una domanda a cui si potrà rispondere in maniera precisa solo dopo aver trovato ed esaminato attentamente tutti gli elementi di questa tragedia, compresa la bici. Secondo gli inquirenti sul passamano e sul guard-rail ci sono dei segni che potrebbero essere compatibili con l’urto del manubrio, difficile però credere che la bicicletta abbia scavalcato la barriera e sia finita nel fiume.
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La giovane vittima era conosciuta in paese, assieme al marito gestiva la pizzeria d’asporto in via IV novembre. "Hanno sempre la fila fuori dal negozio – conferma il signor Battista, un vicino di casa della famiglia albanese -, mi dispiace veramente tanto. Era una brava persona, come sono tutte brave persone anche il marito e la loro famiglia. La vedevo spesso in giro in bicicletta o con il passeggino, non posso credere che una ragazza così giovane abbia fatto una fine così tremenda, senza contare il mistero di questa bicicletta".
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"Non ci sono parole, Klaudia non c’è più e basta. Era una ragazza buona, non può essere successo veramente. Aveva una bambina così piccola, non possiamo credere che sia successo davvero". Fuori dall’abitazione al civico 11 di via Bestetti si è formato un capannello di amici e parenti di Klaudia Metaj, la giovane trovata morta nell’Olona ieri mattina. Sono quasi tutti albanesi e sono arrivati da tutta Italia, per stare vicino a Edi e alla figlioletta, nel momento del dolore e dell’incomprensione. In via Bestetti, oltre ai visi segnati dalla disperazione, tra le lacrime e gli abbracci, c’è posto anche per il dubbio: "Ci sono tanti dubbi – dicono le zie e le cugine raccolte fuori dall’uscio di casa -, dove è finita la bicicletta? Non c’è nessun segno di strada, la bicicletta è uscita da qui e non si può mettere in tasca. Se una bicicletta sbatte contro il guardrail non può scavalcarlo. Una bicicletta non può sparire nel nulla". E via supponendo: "Quando è successo erano più o meno le tre di pomeriggio – continuano -, ieri era una bella giornata, possibile che nessuno abbia visto? Gente che gira con i cani, le persone che lavorano lì, ci sono sempre macchine, c’è passaggio continuo, di fronte c’è anche un bar. Non credo che nessuno abbia visto". Insomma, poche parole per chiedere chiarezza: "Le disgrazie succedono e fanno parte della vita, ma le biciclette non spariscono nel nulla. Allora aiutateci a comprendere cosa è successo alla nostra Klaudia. Se qualcuno ha visto la bicicletta, se qualcuno ha notato qualcosa di strano, lo faccia sapere. Ci sembra tutto così strano".
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Sul corpo della donna non sono stati trovati segni evidenti di violenza, elemento che al momento farebbe escludere qualunque ipotesi delittuosa, anche se si dovrà attendere l’esito dell’autopsia (prevista per oggi) per determinare le reali cause del decesso. Gli inquirenti escludono anche l’ipotesi del suicidio, non ci sono infatti circostanze che possano far pensare ad un gesto estremo. La donna viveva con il marito e la figlioletta di due anni in una casa di via Bestetti a Lonate Ceppino, paese dove risiedeva da diversi anni e dove conduceva la pizzeria d’asporto (la pizzeria Millennium in via IV novembre). Al momento, dunque, l’ipotesi più accreditata resta quella dell’incidente. Stando ad una prima sommaria ricostruzione dei fatti Klaudia sarebbe uscita di casa in sella alla propria bicicletta, come era solita fare abitualmente. Si pensa possa aver fatto lo stesso giro che compiva quasi ogni giorno: giù, lungo la via Bestetti, verso la via Molino Lepori (in fondo valle) e, proprio lì sarebbe finita accidentalmente nel fiume, cadendo dal ponte sull’Olona dopo aver urtato il guard-rail che funge da parapetto.
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All’appello manca però la bicicletta della donna. Infatti, nonostante gli sforzi operati dai vigili del fuoco, le acque torbide e agitate del fiume Olona non hanno restituito altro che il corpo della ragazza. Il mezzo non è stato trovato nemmeno nei boschi circostanti. Si tratta di un dettaglio non indifferente che potrebbe dare una svolta significativa a questo giallo, chiarendo in via definitiva il dubbio che in molti si pongono in queste ore: "Klaudia nel fiume ci è finita da sola o dopo essersi scontrata con una macchina?". Una domanda a cui si potrà rispondere in maniera precisa solo dopo aver trovato ed esaminato attentamente tutti gli elementi di questa tragedia, compresa la bici. Secondo gli inquirenti sul passamano e sul guard-rail ci sono dei segni che potrebbero essere compatibili con l’urto del manubrio, difficile però credere che la bicicletta abbia scavalcato la barriera e sia finita nel fiume.
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La giovane vittima era conosciuta in paese, assieme al marito gestiva la pizzeria d’asporto in via IV novembre. "Hanno sempre la fila fuori dal negozio – conferma il signor Battista, un vicino di casa della famiglia albanese -, mi dispiace veramente tanto. Era una brava persona, come sono tutte brave persone anche il marito e la loro famiglia. La vedevo spesso in giro in bicicletta o con il passeggino, non posso credere che una ragazza così giovane abbia fatto una fine così tremenda, senza contare il mistero di questa bicicletta".
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"Non ci sono parole, Klaudia non c’è più e basta. Era una ragazza buona, non può essere successo veramente. Aveva una bambina così piccola, non possiamo credere che sia successo davvero". Fuori dall’abitazione al civico 11 di via Bestetti si è formato un capannello di amici e parenti di Klaudia Metaj, la giovane trovata morta nell’Olona ieri mattina. Sono quasi tutti albanesi e sono arrivati da tutta Italia, per stare vicino a Edi e alla figlioletta, nel momento del dolore e dell’incomprensione. In via Bestetti, oltre ai visi segnati dalla disperazione, tra le lacrime e gli abbracci, c’è posto anche per il dubbio: "Ci sono tanti dubbi – dicono le zie e le cugine raccolte fuori dall’uscio di casa -, dove è finita la bicicletta? Non c’è nessun segno di strada, la bicicletta è uscita da qui e non si può mettere in tasca. Se una bicicletta sbatte contro il guardrail non può scavalcarlo. Una bicicletta non può sparire nel nulla". E via supponendo: "Quando è successo erano più o meno le tre di pomeriggio – continuano -, ieri era una bella giornata, possibile che nessuno abbia visto? Gente che gira con i cani, le persone che lavorano lì, ci sono sempre macchine, c’è passaggio continuo, di fronte c’è anche un bar. Non credo che nessuno abbia visto". Insomma, poche parole per chiedere chiarezza: "Le disgrazie succedono e fanno parte della vita, ma le biciclette non spariscono nel nulla. Allora aiutateci a comprendere cosa è successo alla nostra Klaudia. Se qualcuno ha visto la bicicletta, se qualcuno ha notato qualcosa di strano, lo faccia sapere. Ci sembra tutto così strano".
martedì 14 ottobre 2008
Retata anti lucciole nel parco Pineta
TRADATE Sono 8 le prostitute africane finite nella rete tesa ieri mattina dai carabinieri della tenenza di Tradate in collaborazione con la polizia locale della città. Una quindicina gli uomini impegnati nell’operazione tra carabinieri e vigili. Militari in divisa e in borghese comandati dal luogotenente Sebastiano De Iannello si sono appostati fin dalle prime ore del mattino nei boschi del parco Pineta di Appiano e Tradate, nelle aree che costeggiano le vie per Appiano e per Castelnuovo, territorio dove le lucciole esercitano abitualmente. Le hanno prese così, man mano che arrivavano. Il tutto ovviamente non è stato privo di complicazioni, come inseguimenti tra gli alberi e ruzzoloni tra le frasche e le ramaglie del sottobosco. Le hanno portate prima nella caserma di Tradate, poi al comando di compagnia a Saronno per completare le procedure di fotosegnalazione e rilevazione delle impronte digitali, infine verso la Questura di Varese. Gli inquirenti devono infatti verificare se le ragazze erano già state colpite da un precedente decreto di espulsione, per farlo devono incrociare foto e impronte con i dati degli archivi. Le ragazze fermate hanno tutte dichiarato di essere di nazionalità ganese. "Molto più probabilmente sono nigeriane – spiegano i volontari del gruppo Mares (la costola della Caritas che a Tradate si occupa proprio di prostituzione) - e di una zona ben precisa della Nigeria, nei pressi di Benin City, nel sud del paese". Un’area che purtroppo negli anni ha mantenuto intatta la sua vocazione di terra di schiavi: così era nel diciassettesimo secolo, così è ancora oggi. "Negli ultimi mesi inoltre c’è stato un forte ricambio sulla piazza tradatese – spiegano i volontari di Mares –, abbiamo registrato un impressionante abbassamento dell’età media delle ragazze. Loro dichiarano sempre la maggiore età, ma alcune sono poco più che bambine, hanno quindici o sedici anni al massimo". Loro, le schiave del sesso, ad ogni controllo forniscono identità differenti nel tentativo di raggirare chi le deve identificare, per limitare il rischio di un’espulsione. Questa, infatti, l’unica contestazione che rischiano, contrariamente a quanto si pensa ad oggi non è ancora in vigore il disegno di legge proposto dal Ministro Mara Carfagna (nella foto), che prevede multe e carcere per le lucciole di strada.
Il problema, in ogni caso, è molto sentito in città, come ha confermato lo stesso sindaco di Tradate commentando la retata di ieri mattina: "La zona del parco Pineta è critica, la presenza di prostitute era andata crescendo negli ultimi mesi ed era diventato davvero imbarazzante attraversare quell’area. Quella messa in atto questa mattina (martedì 14 ottobre, nda) è l’unica risposta possibile di fronte ad un disagio lamentato da una larga fetta della popolazione. Il fenomeno, purtroppo, viene subito e non può essere controllato dalla città, è per questo che mi sono astenuto dall’emettere ordinanze che hanno il solo scopo di fare chiasso. Rimango convinto che il problema debba essere risolto a livello sociale, ma in casi estremi è necessaria anche la repressione e di questo ringrazio il nuovo comandante provinciale dell’Arma e gli uomini di Tradate".
sabato 6 settembre 2008
Un viaggio nell'abbandono
Un patrimonio da salvare
BESANO Un’inchiesta che deve far riflettere. Soprattutto sull’esigenza di maggior tutela per il San Giorgio. Protezioni che si attendono con ansia in Valceresio, dal 2003, da quando cioè il versante elvetico del comprensorio scrigno di fossili ha visto riconosciuto tutto il suo valore di Patrimonio dell’Umanità. Da allora le amministrazioni dei cinque comuni coinvolti (Viggiù, Besano, Saltrio, Clivio e Porto Ceresio) sono al lavoro per presentare la candidatura. Circostanza auspicata anche dalla stessa Unesco anche per unire in un unico sito tutto il comprensorio di confine. E le credenziali non mancano di certo: del resto in queste alture transfrontaliere si possono osservare caratteristiche uniche e per comprenderlo è sufficiente pensare come a differenza di altri siti paleontologici che presentano un unico livello fossilifero principale sul San Giorgio, solo caso al mondo, affiorano almeno cinque livelli distinti. E questo permette di studiare, sull’arco di 15 milioni di anni, l’evoluzione di pesci, rettili marini e invertebrati del Triassico. Animali che vivevano in una zona costiera simile a quelle che ora si trovano collocate ad una latitudine compresa tra il Tropico del Cancro e l’Equatore.
Bliz della Digos al Sasso Caldo
Cinque gli obbiettivi dell’operazione: gli scavi del Sasso Caldo di Besano, il Museo Civico di Storia Naturale di Milano, il museo di Paleontologia di Besano oltre a due perquisizioni domiciliari nei confronti di T.G., conservatore di paleontologia al Museo Civico di Milano nonché direttore scientifico della scavo di “Sasso Caldo” e di P.G., titolare di Fossilia, una società specializzata nel commercio di fossili, nonché direttore del Museo Paleontologico di Besano. In capo ai due ora pendono accuse pesanti, entrambi sono infatti indagati per truffa aggravata ai danni dello Stato e di una sequela di reati riguardanti la sfera dei beni culturali. Oltre alla gestione approssimativa degli scavi di Besano e del patrimonio fossilifero, al vaglio degli inquirenti ci sarebbero anche altri comportamenti illeciti, che vanno dalla sottrazione di fossili fino al loro commercio. Si tratta di situazioni normate dal codice Urbani del 2004 che, ad esempio, vieta la raccolta e la detenzione, anche per il solo per uso privato, di materiale geologico e paleontologico. Entrambi gli indagati, stando a quanto è dato di sapere, si sarebbero dichiarati estranei ai fatti contestati.
Ma andiamo con ordine. Ieri, di prima mattina, alcuni agenti della quest
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Nelle stesse ore altri agenti erano impegnati nella perquisizione del Museo civico di storia naturale di Milano dove sono stati inventariati e sequestrati oltre cento pezzi di roccia, tutti contenenti materiale fossile proveniente dal sito di Besano. Le pietre, custodite negli armadi del magazzino del museo, a tre anni dalla chiusura degli scavi non erano state ancora catalogate, come invece previsto dalle normative sui beni culturali. Non sarebbero invece emersi elementi di rilievo dalla perquisizione dell’abitazione di T.G., in casa dell’altro indagato, invece, sarebbero stati trovati alcuni fossili la cui origine deve ancora essere chiarita. Sempre nell’abitazione di P.G. gli agenti avrebbero posto sotto sequestro anche un capitello romano, un oggetto che per ovvie ragioni “anagrafiche” è estraneo all’operazione Jurassik Park, ma sulla cui detenzione l’indagato dovrà comunque fornire delucidazioni agli inquirenti: al pari dei reperti fossili anche i cimeli di epoca romana non possono essere infatti commerciati e nemmeno custoditi nelle abitazioni dei privati.
venerdì 29 agosto 2008
Accolti a braccia aperte
TRADATE È il primo percorso consigliato per cicloamatori che si incontra sul sito internet dei Mondiali di ciclismo. Quella della Pineta di Appiano e Tradate è la prima tappa che il turista dei pedali deve affrontare per conoscere il territorio dei sette laghi: piuttosto agevole, ricco di verde, tranquillo e abbastanza lontano dalle auto. Queste le sue credenziali. Offerte allettanti che abbiamo voluto testare. Così, con le indicazioni fornite dal sito alla mano siamo partiti da Tradate “verso nord, in direzione Venegono Inferiore”, attraversato il paese siamo arrivati a Venegono Superiore, da lì ci siamo immersi nello splendido paesaggio agricolo che separa il paese dalla provincia di Como e da Binago. Percorsa la strada verso Figliaro, abbiamo attraversato il paese “scendendo verso sud, tenendo ancora la destra in direzione Castelnuovo Bozzente”. Qui l’ambiente agreste lascia posto alla Pineta di Appiano. Fino a questo punto la nostra gita procede senza grosse complicazioni, salvo quelle dettate dal nostro scarso allenamento, le strade sono agevoli e, complice anche il periodo vacanziero, poco frequentate dalle automobili. L’unica vera pecca che riscontriamo fino a questo punto è rappresentata dalla mancanza di una segnaletica dedicata che faciliterebbe non poco la ricerca del percorso giusto. Seguendo le scarne indicazioni fornite dal sito dei mondiali non è sempre facile districarsi tra le strade e le stradine che si incontrano lungo il tragitto. punto è rappresentata dalla mancanza di una segnaletica dedicata che faciliterebbe non poco la ricerca del percorso giusto. Seguendo le scarne indicazioni fornite dal sito dei mondiali non è sempre facile districarsi tra le strade e le stradine che si incontrano sul percorso. Un quadro, che nei panni di amatori del pedale, abbiamo incontrato non senza qualche sorpresa. Ad accoglierci, nel fresco della pineta, non sono stati colleghi delle due ruote ma un vero e proprio plotone di prostitute. Provocanti, seminude in pieno pomeriggio, non fanno nulla per passare inosservate. Richiamano senza sosta l'attenzione dell'automobilista, del pedone e persino del ciclista. di chiunque, insomma, si ritrovi all'ombra della pineta: per caso, per sport, o per scelta. Dal ciglio della strada invadono la carreggiata, invitandoti a rallentare e ad approfittare di pochi istanti di piacere frugale. E noi “ciclisti” siamo costretti a fare lo slalom tra l’offerta di sesso a pagamento, gli inviti ammiccanti, le auto che innestata la freccia si accostano all’improvviso e le professioniste, loro malgrado, della prostituzione da strada. Per loro ogni uomo è potenziale cliente. Soldi per tirare a campare. Pochi spicci per una prestazione. 30 o addirittura 20 gli euro che chiedono per concedersi pochi istanti di "intimo piacere", consumato tra le frasche del bosco, e poi via, lungo il tragitto mondiale. Certo, che qui si potessero incontrare movimenti poco limpidi, era un sospetto. Ma le certezze e i numeri dello “spettacolo” finiscono per disorientarci proprio nel cuore della pedalate. Nell’angolo più verde del primo tra i circuiti “iridati” a catturare l’attenzione sono piuttosto i colori sgargianti dei microvestiti. I tacchi altissimi che mal si conciliano con le stradine sterrate della pineta, le offerte che ti piovono addosso come borracce in una gara ciclistica. Loro sono tutte nigeriane: giovani e giovanissime. Ne abbiamo contate almeno 25. E ad alcune, con difficoltà, avresti dato 18 anni. Situazione difficilmente tollerabile. Specialmente se avviene in un percorso consigliato al turista. Immaginatevi la famiglia di turisti tedeschi, mamma, papà e tre figli al seguito. Ansiosi di conoscere il Varesotto e catapultati, invece, in quello che a tutti gli effetti è tour del sesso in bella mostra. Ma senza scomodare famiglie straniere, anche per noi, ciclisti con poca esperienza, la pedalata è stata tutt’altro che rilassante. Con le gambe sui pedali, per mulinare chilometri e gli occhi all'assurdo mercato della prostituzione in pieno giorno. Perché se la scena del ciclista inseguito dalle “ragazze di strada” può far sorridere una volta, ripetuta all’eccesso diventa fastidio. Alla fine del nostro giro, nei pochi chilometri delle strade della Pineta, abbiamo contato infatti, 25 schiave del sesso, 8 in provincia di Como e 17 in provincia di Varese. Realtà visibile, troppo, ma che nessuno vuole vedere.
martedì 26 agosto 2008
Finalmente sposi
TRADATE Renzo e Lucia si sono finalmente sposati. Ovviamente stiamo parlando della coppia italo albanese a cui lo scorso mese di luglio, per ben due volte, erano state negate le nozze dal comune di Tradate. La vicenda è complessa e tutt altro che conclusa. Tutto è iniziato quando i due ragazzi (lei italiana, lui albanese e clandestino, entrambi 25 anni con un figlio in arrivo) dopo aver sbrigato tutte le pratiche necessarie per contrarre matrimonio, si sono presentati davanti al primo cittadino per il fatidico “si”. Stefano Candiani, vista la condizione di clandestinità del giovane, non ha celebrato la cerimonia, gettando i due giovani nello sconforto e costringendoli a cercare una soluzione alternativa. A nulla è valso l’intervento dell’avvocato della coppia, Luca Carignola. Nemmeno la settimana successiva, quando al secondo tentativo di contrarre matrimonio gli sposi sono stati accolti dalla polizia locale di Tradate, che ha portato il clandestino in questura, da dove è stato trasferito immediatamente al Cpt di Bologna e, appena cinque giorni dopo, è stato espulso in Albania. Ed è proprio nel paese d’origine del giovane che la coppia ha potuto finalmente sposarsi, lo scorso 6 agosto. La comunicazione dell’avvenuto matrimonio, inviata dall’ambasciata italiana di Tirana, è stata protocollata ieri mattina nel comune di Tradate. Ora inizierà il lungo e complesso iter per il ricongiungimento familiare.
venerdì 8 agosto 2008
Paura nel Ticino per la tartaruga che attacca gli uomini
LONATE POZZOLO è già allarme tra Lonate Pozzolo e Vizzola Ticino per la presenza di un grosso e pericoloso esemplare di Chelydra serpentina, più conosciuta come tartaruga azzannzatrice. L’animale, avvistato per la prima volta mercoledì pomeriggio, sarebbe dovuto essere preso in consegna dalla Forestale di Vergiate ma, con grande sorpresa degli agenti e dello stesso autore della segnalazione, ieri mattina la testuggine non si trovava più nel luogo dove era stata confinata. Ora si teme che il rettile possa aggirarsi nel fitto reticolo di canali e rogge della zona, da dove potrebbe anche aver raggiunto, senza troppe difficoltà, il fiume Ticino. L’esemplare in questione è un adulto di grandi dimensioni, stimate in circa 90 centimetri di lunghezza dalla testa alla coda, per circa 45 centimetri di diametro del carapace e un peso superiore ai 20 kg. La Chelydra serpentina purtroppo si è guadagnata il nome di “tartaruga azzannatrice” direttamente sul campo, per via dell’incredibile morsa delle sue mascelle e la potenza del suo becco, capaci addirittura di staccare la mano ad un uomo. Questa specie è originaria del continente americano dove è diffusa nel nord e in tutta l’area occidentale, dal confine con il Canada fino al Golfo del Messico. Da qualche anno nel nostro Paese ne sono vietate l’importazione, la vendita e la detenzione. Non è difficile supporre che l’animale in questione sia stato prima importato illegalmente e poi abbandonato da qualche turista nostrano con la passione per gli animali pericolosi, magari dopo averla acquistata in nord America dove esiste un commercio abbastanza sviluppato di questa specie di tartaruga, per via dell’ottima qualità delle sue carni. Il proprietario di un fondo agricolo che si trova tra i comuni di Vizzola e Lonate, dopo aver notato il grosso animale ha chiamato il “1515” (numero di emergenza del Corpo forestale). Gli operatori non hanno avuto dubbi sul fatto che si trattasse proprio di un’azzannatrice: "La descrizione fornita dall’uomo non lasciava margini di dubbio – spiegano - la coda di questa tartaruga è lunga quanto il carapace e questo le conferisce un aspetto inconsueto che la rende inconfondibile". La tartaruga era stata confinata in una vasca per la raccolta dell’acqua, un luogo da cui difficilmente avrebbe potuto uscire da sola. Gli agenti della Forestale temono che qualcuno abbia incautamente liberato il pericoloso animale: "Probabilmente qualcuno l’ha notata e, pensandola intrappolata o in pericolo l’ha liberata. Ora temiamo che la tartaruga carnivora possa avventurarsi fino al Ticino in cerca di cibo e lì entrare in contatto con i bagnanti. L’incontro ravvicinato con l’azzannatrice è assolutamente sconsigliabile: se minacciata, infatti, può infliggere serie morsicature col suo becco potente e la sua capacità di proiettare il lungo collo per mordere. Ecco perché è assolutamente necessario segnalare ogni avvistamento al 1515 ed evitare il contatto diretto con il rettile". La speranza di ritrovare e catturare l’animale è strettamente vincolata agli avvistamenti casuali e alla collaborazione della gente, impensabile infatti l’idea di organizzare una ricerca su vasta scala: la tartaruga ora si trova in un habitat decisamente favorevole in cui ha anche il vantaggio di una grande capacità mimetica: sarebbe praticamente impossibile scovarla.
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martedì 5 agosto 2008
"C'è satana dietro alle incursioni nel cimitero"
SUMIRAGO "Preghiamo affinché il Signore illumini le teste di questi mascalzoni che si rendono protagonisti di questi orribili atti satanici". Sono le parole di don Alfredo Terragni, parroco di Sumirago, che commenta duramente il gesto dei profanatori di tombe che sono entrati in azione nella notte tra sabato e domenica, devastando una quindicina di tombe nel cimitero della frazione di Caidate. "Sono cose brutte – continua don Alfredo - davanti alle quali si rimane tutti sconcertati. Questi non sono semplici atti di vandalismo, tutti gli elementi raccolti in cimitero fanno pensare ad episodi satanici: l’odio verso la croce che viene capovolta, l’astio verso gli innocenti, le creature più vicine a Dio, manifestato con la rottura degli angioletti sulle tombe dei bambini. Alla fine della messa ho invitato la gente a pregare per illuminare le teste di questi mascalzoni che hanno fatto questa cosa brutta, perché solo Dio può avere la forza di farli cambiare". L’episodio, il secondo nell’arco di pochi mesi e addirittura il quarto negli ultimi due anni, ha scosso profondamente la comunità dei credenti: "Diverse persone sono venute da me in lacrime – spiega il parroco - persone sconcertate da questi fatti. Sono certo che i responsabili non sono di Caidate, i ragazzetti del posto fanno le loro bravate ma non si spingerebbero mai così oltre perché sanno che qui la gente ci tiene molto: durante l’anno tanti fanno celebrare messe per i defunti, la nostra è una piccola comunità ancora attaccata a certi valori, compreso il culto dei morti. Quindi si capisce il grande dispiacere provocato da questi gesti".
Preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco del paese, Camillo Brioschi: "Ovviamente siamo preoccupati da questi continui raid vandalici. I cimiteri sono un punto a cui la popolazione dedica una particolare attenzione, è evidente che un attacco a questi luoghi colpisce molto la popolazione che chiede giustamente attenzione. Sono atti che si ripetono ciclicamente sempre con le stesse modalità, non sono da ascrivere alla cerchia dei furti ma dei veri e propri atti vandalici fini a se stessi e forse per questo ancora più dolorosi". In paese le voci sono tante, chi parla di satanisti, chi di vandali, in queste ore i carabinieri stanno lavorando sodo per risalire agli autori del gesto: "Sicuramente mi conforta che i carabinieri mi abbiamo detto che questa volta c’è qualche indizio – ha continuato il primo cittadino -. Probabilmente per arginare il problema ci vorrebbero delle telecamere, ma attualmente non siamo in grado di intervenire in questo senso".
Dall’opposizione il consigliere Romeo Riundi invita al dialogo con la cittadinanza: "Tutti quanti stiamo aspettando che questi atti vengano sanzionati a dovere. L’amministrazione potrebbe incontrare i cittadini, per contribuire a far emergere proposte e soluzioni possibili per fronteggiare una situazione spiacevole".
Preoccupazione è stata espressa anche dal sindaco del paese, Camillo Brioschi: "Ovviamente siamo preoccupati da questi continui raid vandalici. I cimiteri sono un punto a cui la popolazione dedica una particolare attenzione, è evidente che un attacco a questi luoghi colpisce molto la popolazione che chiede giustamente attenzione. Sono atti che si ripetono ciclicamente sempre con le stesse modalità, non sono da ascrivere alla cerchia dei furti ma dei veri e propri atti vandalici fini a se stessi e forse per questo ancora più dolorosi". In paese le voci sono tante, chi parla di satanisti, chi di vandali, in queste ore i carabinieri stanno lavorando sodo per risalire agli autori del gesto: "Sicuramente mi conforta che i carabinieri mi abbiamo detto che questa volta c’è qualche indizio – ha continuato il primo cittadino -. Probabilmente per arginare il problema ci vorrebbero delle telecamere, ma attualmente non siamo in grado di intervenire in questo senso".
Dall’opposizione il consigliere Romeo Riundi invita al dialogo con la cittadinanza: "Tutti quanti stiamo aspettando che questi atti vengano sanzionati a dovere. L’amministrazione potrebbe incontrare i cittadini, per contribuire a far emergere proposte e soluzioni possibili per fronteggiare una situazione spiacevole".
Il tribunale le cambia nome, ma per la chiesa resterà sempre Andrea
VENEGONO INFERIORE "Per la Chiesa la bambina si chiamerà sempre Andrea". La madre della piccola Gaia Andrea Ausili (questo il nome completo della bimba scelto dal tribunale) ha infatti raccontato che la figlia è stata battezzata nella chiesa prepositurale di Tradate da monsignor Erminio Villa con il nome di Andrea e, sempre con quel nome, è stata iscritta negli appositi registri parrocchiali. "Dopo la decisione del tribunale di cambiare nome a mia figlia – spiega Micaela Trotta – ho contattato anche monsignor Erminio Villa che ha battezzato la bambina, per chiedergli se fosse necessario rettificare o integrare l’atto di battesimo. In questo don Erminio è stato molto chiaro: per la Chiesa mia figlia si chiamerà sempre Andrea, senza alcuna rettifica o modifica degli atti". Incassato il sostegno spirituale di chi ha scritto il nome della piccola davanti a Dio, la mamma e il papà di Andrea hanno parlato ancora della vicenda che li ha visti protagonisti: "Il cambio del nome che ci è stato imposto dal tribunale di Varese ha comportato ovviamente un mare di stress e di problemi – continua Micaela Trotta -. Oltre a sentirci dire che siamo dei pessimi genitori perché abbiamo rovinato la vita di nostra figlia mettendole un nome sbagliato, abbiamo dovuto fare nuovi documenti, sostenere colloqui, fare code agli sportelli, comparire in udienza e sopportare una grande rabbia, soprattutto quando pensiamo che tutto questo poteva essere evitato con una corretta informazione da parte dell’anagrafe del comune di Venegono Inferiore". Un’accusa a cui il sindaco di Venegono Inferiore, Pierluigi Oblatore, risponde difendendo l’operato dei propri uffici: "La corretta informazione la hanno avuta – spiega il primo cittadino -. I genitori hanno insistito a voler mettere il nome Andrea, l’ufficiale di stato civile lo ha accettato, salvo poi fare la segnalazione alla Procura come previsto dalla legge, tutto qui". La spiegazione del sindaco non rispecchierebbe in pieno la realtà dei fatti secondo i genitori della piccola: "È vero che abbiamo insistito molto – dicono -, ma è altrettanto innegabile che se ci avessero detto che saremmo andati incontro a tutto questo marasma giuridico e burocratico, avremmo scelto immediatamente un secondo nome da mettere alla nostra piccola Andrea. Non abbiamo nulla contro il fatto che il comune abbia segnalato il caso alla Procura, era un preciso dovere, ci mancherebbe altro. Tuttavia voglio ribadire che nessuna persona sana di mente si metterebbe per capriccio contro un gigante sapendo di non essere dalla parte della ragione. Forse non conosciamo tutte le circolari in materia anagrafica, ma sicuramente non siamo stupidi: che non ci vengano a raccontare che eravamo stati informati correttamente, perché non è affatto così". La piccola Gaia Andrea probabilmente nella vita di tutti i giorni continuerà a chiamarsi solo Andrea, anche con il conforto della Chiesa Cattolica, che le riconosce il nome scelto per lei dai genitori. Sicuramente i documenti riporteranno anche il primo nome, quello imposto dalla legge: Gaia. Infine, quando sarà grande, forse avrà una storia tutta sua da raccontare agli amici, una storia surreale sugli assurdi meccanismi della burocrazia e sulle maglie della giustizia nostrana ai tempi di Chanel Totti e Oceano Elkann.
I genitori la chiamano Andrea ma per il tribunale è Gaia
VENEGONO INFERIORE Micaela Trotta e Massimo Ausili, diventati genitori il 13 ottobre del 2006, sul nome della loro bambina avevano un’idea ben precisa. Volevano chiamarla Andrea. Tuttavia oggi la piccola, all’età di quasi 2 anni, ha dovuto cambiare nome. Già, perché quello che i suoi genitori hanno scelto per lei, secondo la legge italiana, non va bene. La querelle giuridico - burocratica si è scatenata sin dall’indomani della nascita della piccola Andrea, nel momento dell’iscrizione della neonata all’anagrafe comunale di Venegono Inferiore.
"La mattina di sabato 14 ottobre mio marito è andato in comune per iscrivere Andrea all’anagrafe – racconta Micaela - e, dopo aver compilato il foglio, l’ufficiale di stato civile non ha accettato il nome, trattando mio marito in malo modo, salvo poi fargli firmare una dichiarazione scritta con la quale mio marito si assumeva tutte le responsabilità del caso e rilasciargli tutti i documenti". Ben presto, però, quello che sembrava essere un piccolo diverbio si è trasformato in una vera e propria odissea. "A poche settimane di distanza è arrivato a casa il codice fiscale femminile di Andrea – continua la mamma -, seguito dopo una settimana da quello maschile. Anche questa faccenda è stata risolta, è bastato andare agli uffici finanziari e chiarire il dilemma". Passa circa un anno, quando la piccola Andrea già muoveva i primi passi, a casa di mamma Micaela e papà Massimo si presenta un ufficiale giudiziario con una notifica del tribunale: "Un documento che ci invitava a comparire davanti al giudice il 7 febbraio 2008, appellandosi all’articolo 35 del nuovo ordinamento dello stato civile secondo cui in Italia Andrea è un nome da maschio e noi avremmo dovuto cambiare il nome alla nostra bambina. Siamo andati davanti al giudice e ce ne hanno dette di tutti i colori, facendoci sentire alla stregua dei delinquenti, accusandoci di avere rovinato la vita a nostra figlia mettendogli il nome Andrea". "Andrea per me è un nome femminile – si sfoga Micaela – ed è assurdo che io non abbia la libertà di decidere il nome che voglio per mia figlia. La questione è ancora più assurda se si pensa che uno straniero che viene in Italia e vuole mettere il nome Andrea può farlo senza problemi".
Il tribunale aveva la facoltà di cambiare il nome di Andrea in Andreina o Edoarda (visto che è nata il giorno di sant’Edoardo), tuttavia ha lasciato la facoltà ai genitori di scegliere un nuovo nome per la piccina. "Abbiamo chiesto la possibilità di chiamarla Andrea Gaia – racconta mamma Micaela -, almeno in questo modo il primo nome sarebbe rimasto quello scelto da noi, invece per tutta risposta il tribunale ha decretato che il nome di nostra figlia è Gaia Andrea. Un cambio che comporta nuovi documenti, nuovo stress e una grande rabbia, soprattutto quando pensiamo che tutto questo poteva essere evitato con una corretta informazione da parte dell’anagrafe del comune di Venegono Inferiore".
"La mattina di sabato 14 ottobre mio marito è andato in comune per iscrivere Andrea all’anagrafe – racconta Micaela - e, dopo aver compilato il foglio, l’ufficiale di stato civile non ha accettato il nome, trattando mio marito in malo modo, salvo poi fargli firmare una dichiarazione scritta con la quale mio marito si assumeva tutte le responsabilità del caso e rilasciargli tutti i documenti". Ben presto, però, quello che sembrava essere un piccolo diverbio si è trasformato in una vera e propria odissea. "A poche settimane di distanza è arrivato a casa il codice fiscale femminile di Andrea – continua la mamma -, seguito dopo una settimana da quello maschile. Anche questa faccenda è stata risolta, è bastato andare agli uffici finanziari e chiarire il dilemma". Passa circa un anno, quando la piccola Andrea già muoveva i primi passi, a casa di mamma Micaela e papà Massimo si presenta un ufficiale giudiziario con una notifica del tribunale: "Un documento che ci invitava a comparire davanti al giudice il 7 febbraio 2008, appellandosi all’articolo 35 del nuovo ordinamento dello stato civile secondo cui in Italia Andrea è un nome da maschio e noi avremmo dovuto cambiare il nome alla nostra bambina. Siamo andati davanti al giudice e ce ne hanno dette di tutti i colori, facendoci sentire alla stregua dei delinquenti, accusandoci di avere rovinato la vita a nostra figlia mettendogli il nome Andrea". "Andrea per me è un nome femminile – si sfoga Micaela – ed è assurdo che io non abbia la libertà di decidere il nome che voglio per mia figlia. La questione è ancora più assurda se si pensa che uno straniero che viene in Italia e vuole mettere il nome Andrea può farlo senza problemi".
Il tribunale aveva la facoltà di cambiare il nome di Andrea in Andreina o Edoarda (visto che è nata il giorno di sant’Edoardo), tuttavia ha lasciato la facoltà ai genitori di scegliere un nuovo nome per la piccina. "Abbiamo chiesto la possibilità di chiamarla Andrea Gaia – racconta mamma Micaela -, almeno in questo modo il primo nome sarebbe rimasto quello scelto da noi, invece per tutta risposta il tribunale ha decretato che il nome di nostra figlia è Gaia Andrea. Un cambio che comporta nuovi documenti, nuovo stress e una grande rabbia, soprattutto quando pensiamo che tutto questo poteva essere evitato con una corretta informazione da parte dell’anagrafe del comune di Venegono Inferiore".
venerdì 18 luglio 2008
Espulso lo sposo albanese: non vedrà nascere il figlio
TRADATE L’incubo della coppia italo albanese continua: dopo le nozze negate dal sindaco leghista di Tradate, Stefano Candiani, lo sposo clandestino è stato rinchiuso nel Centro di permanenza temporanea di Bologna per effetto del decreto di espulsione che gli è stato contestato ieri dalla Questura di Varese (dopo sette anni di permanenza sul territorio nazionale).
Il ragazzo (classe 1983) si sarebbe dovuto sposare ieri mattina con la sua fidanzata tradatese, con cui convive da tempo e da cui aspetta anche un figlio. Ad unirli in matrimonio sarebbe dovuto essere il consigliere comunale Luca Carignola (Pd), che ha avuto la delega dallo stesso sindaco, dopo che quest’ultimo lo scorso sabato si era rifiutato di celebrare le nozze in assenza di un regolare permesso di soggiorno. Si sarebbe dovuto sposare, ma non è successo. I due giovani infatti non sono nemmeno arrivati al primo piano del municipio, nella sala delle cerimonie: a mettersi di mezzo, questa volta, ci ha pensato la polzia locale.
Ma andiamo con ordine. La coppia, accompagnata dai soli testimoni e dai parenti più prossimi, si è presentata in municipio, ovviamente con molti timori, visto il clamore seguito alla cerimonia sfumata di settimana scorsa. Ad attenderli in piazza Mazzini c’era però la polizia locale, con il comandante Claudio Zuanon in testa. Ai ragazzi è stato impedito di salire al primo piano del comune, in quanto l’extracomunitario non è stato in grado di esibire un regolare permesso di soggiorno. A nulla sono valse le proteste della sposa e dell’avvocato della coppia (lo stesso Luca Carignola ndr). Sotto gli occhi increduli delle molte persone presenti, nell’atrio del palazzo comunale si è accesa una violenta discussione e, a differenza di quanto accaduto una settimana fa, il giovane senza permesso di soggiorno è stato accompagnato in Questura dove, con impeccabile solerzia, si è visto notificare il decreto di espulsione, con immediato trasferimento al centro di permanenza temporanea di Bologna, dove lunedì si svolgerà l’udienza di convalida del provvedimento.
La sposa mancata ha annunciato denunce appropriate al grave torto subito dal comune di Tradate, che non aveva nessun titolo per negare le nozze. Per sposarsi, infatti, non è necessario essere già titolare di un permesso di soggiorno, ma è sufficiente esibire all’ufficiale di stato civile il passaporto ed il nulla osta al matrimonio rilasciato dalla propria ambasciata. La questione, ora, è tutt’altro che conclusa. Per lunedì si attende la sentenza di convalida del decreto di espulsione, mentre per il prossimo futuro l’avvocato Luca Carignola ha promesso battaglia: "Per risolvere la questione bisognava usare solo il buon senso, l’amministrazione di Tradate, opponendosi per ben due volte in maniera illegittima al matrimonio, ha voluto offrire una prova di forza a discapito di una giovane famiglia. Così ha negato ad un padre la gioia di poter vedere nascere e crescere il proprio figlio, costringendo una ragazza tradatese in una situazione a dir poco precaria".
Il ragazzo (classe 1983) si sarebbe dovuto sposare ieri mattina con la sua fidanzata tradatese, con cui convive da tempo e da cui aspetta anche un figlio. Ad unirli in matrimonio sarebbe dovuto essere il consigliere comunale Luca Carignola (Pd), che ha avuto la delega dallo stesso sindaco, dopo che quest’ultimo lo scorso sabato si era rifiutato di celebrare le nozze in assenza di un regolare permesso di soggiorno. Si sarebbe dovuto sposare, ma non è successo. I due giovani infatti non sono nemmeno arrivati al primo piano del municipio, nella sala delle cerimonie: a mettersi di mezzo, questa volta, ci ha pensato la polzia locale.
Ma andiamo con ordine. La coppia, accompagnata dai soli testimoni e dai parenti più prossimi, si è presentata in municipio, ovviamente con molti timori, visto il clamore seguito alla cerimonia sfumata di settimana scorsa. Ad attenderli in piazza Mazzini c’era però la polizia locale, con il comandante Claudio Zuanon in testa. Ai ragazzi è stato impedito di salire al primo piano del comune, in quanto l’extracomunitario non è stato in grado di esibire un regolare permesso di soggiorno. A nulla sono valse le proteste della sposa e dell’avvocato della coppia (lo stesso Luca Carignola ndr). Sotto gli occhi increduli delle molte persone presenti, nell’atrio del palazzo comunale si è accesa una violenta discussione e, a differenza di quanto accaduto una settimana fa, il giovane senza permesso di soggiorno è stato accompagnato in Questura dove, con impeccabile solerzia, si è visto notificare il decreto di espulsione, con immediato trasferimento al centro di permanenza temporanea di Bologna, dove lunedì si svolgerà l’udienza di convalida del provvedimento.
La sposa mancata ha annunciato denunce appropriate al grave torto subito dal comune di Tradate, che non aveva nessun titolo per negare le nozze. Per sposarsi, infatti, non è necessario essere già titolare di un permesso di soggiorno, ma è sufficiente esibire all’ufficiale di stato civile il passaporto ed il nulla osta al matrimonio rilasciato dalla propria ambasciata. La questione, ora, è tutt’altro che conclusa. Per lunedì si attende la sentenza di convalida del decreto di espulsione, mentre per il prossimo futuro l’avvocato Luca Carignola ha promesso battaglia: "Per risolvere la questione bisognava usare solo il buon senso, l’amministrazione di Tradate, opponendosi per ben due volte in maniera illegittima al matrimonio, ha voluto offrire una prova di forza a discapito di una giovane famiglia. Così ha negato ad un padre la gioia di poter vedere nascere e crescere il proprio figlio, costringendo una ragazza tradatese in una situazione a dir poco precaria".
mercoledì 9 luglio 2008
Allarme rosso: ci sono dei giornalisti nella piazzola!
Nei giorni scorsi siamo andati a vedere quello che succede al centro di raccolta rifiuti di via Colombini. Da più parti, infatti, è arrivata la segnalazione del malfunzionamento delle sbarre che regolano l’accesso alla “piazzola ecologica”. Effettivamente, pur non essendo cittadini tradatesi, non abbiamo avuto alcuna difficoltà a superare le sbarre con la macchina e portarci nella zona di scarico rifiuti: non abbiamo dovuto utilizzare tesserini magnetici né esibire documenti. Una volta dentro abbiamo curiosato per alcuni secondi, dopodichè ci siamo palesati, prima mettendo in bella mostra le macchine fotografiche, poi qualificandoci come “giornalisti” con l’operatore che gestisce il centro. Il via vai di macchine e furgoni è veramente impressionante, di qui passano anche 600 persone al giorno.La vasca per la raccolta del verde è stracolma di erba e ramaglie, il compattatore della carta accoglie scatoloni di ogni genere, vecchi frigoriferi fanno bella mostra di se dall’area dei rifiuti ingombranti. Non manca il grande rimorchio per i rifiuti generici dove vengono buttati sacchi neri, vecchi copertoni di bicicletta e quanto altro non può essere avviato al riciclo. L’operatore del centro fa il possibile per tenere l’area pulita, ma il grande afflusso di persone (incoraggiato anche dal malfunzionamento delle sbarre) rende il lavoro particolarmente arduo.
L’organizzazione della piazzola non è delle migliori: i cassoni sembrano posizionati alla rinfusa, senza logica, esiste una sola rampa per l’accesso facilitato ai grandi container, mentre per gli altri è l’operatore del centro a prendersi la briga di sistemare i rifiuti. Certo l’immagine resa dal centro di via Colombini non è all’altezza di quella Tradate “linda e pinta” che l’amministrazione comunale sta cercando di promuovere nel centro cittadino. Ma non è nemmeno all’altezza di quella provocazione che ha portato il nome di Tradate in mezzo mondo. Oltre il caos dei cassonetti non mancano mucchi di rifiuti di vario genere ammonticchiati in qualche angolo: ad esempio un grosso giace proprio accanto all’antenna per la telefonia mobile, un po’ in disparte e al riparo dagli occhi indiscreti: poi ci spiegheranno che si tratta dei rifiuti raccolti mesi fa nei boschi di Tradate dalla protezione civile.
Passano pochi minuti dal nostro arrivo e in via Colombini arriva una macchina della “Seprio patrimonio e servizi”, la società patrimoniale che ha in carico la gestione dei servizi ambientali del comune di Tradate. Il dipendente Seprio non ci rivolge nemmeno la parola, ma non serve essere delle aquile per capire che è arrivato proprio per noi. Infatti dopo qualche istante, quando insospettiti abbiamo già lasciato l’area, è arrivata la polizia locale di Tradate proprio per verbalizzare la presenza di giornalisti all’interno dell’area di raccolta differenziata (area pubblica momentaneamente ad accesso incontrollato, da cui nessuno ci ha chiesto di allontanarci). Questi sono i fatti, chiaramente abbiamo chiesto spiegazioni all’amministrazione comunale: ha risposto il vicesindaco Vito Pipolo: "Il problema delle sbarre esiste da circa un mese ma mi è stato assicurato che a giorni verrà riparato. Non dimentichiamo che il centro di raccolta ha carattere di provvisorietà: a bilancio abbiamo stanziato 700 mila euro per la realizzazione del nuovo centro di raccolta ai margini della zona industriale. Sarà un centro all’avanguardia, in grado di accogliere ogni tipologia di rifiuto in modo ordinato ed intuitivo. Il centro di via Colombini dovrà funzionare ancora per pochi mesi, dopodichè verrà mandato in pensione". Già, ma nel frattempo, mentr il comune di Tradate è impegnato a gridare al mondo che vuole diventare un comune virtuoso, la piazzola dei rifiuti è accessibile a tutti, non mancano sacchi abbandonati fuori dai cancelli e situazioni di sicurezza precaria. La funzione politica delle amministrazioni comunali è proprio quella di stabilire le priorità nella gestione della città e nell’utilizzo dei soldi pubblici: forse la città prima del nuovo posteggio milionario di via Santo Stefano meritava una piazzola ecologica all’altezza delle proprie esigenze.
stupefacente scoperta
TRADATE Nel giardino di casa “spunta” la cocaina. La notizia, è proprio il caso di dirlo, ha un che di stupefacente e riguarda un cittadino tradatese residente nel rione Bozett che, nel tardo pomeriggio di lunedì, è stato protagonista di un ritrovamento decisamente singolare. L’uomo, rincasando dopo una giornata di lavoro ha visto per terra una strana confezione, abbandonata in un angolo, a due passi dalla porta di ingresso della propria abitazione. Insospettitosi per l’inusuale bustina, l’uomo si è avvicinato scoprendo con gran stupore che nella busta di plastica trasparente c’era della polvere bianca. Senza pensarci due volte l’uomo ha contattato i carabinieri della tenenza di Tradate che, arrivati sul posto, hanno prelevato la confezione, riconoscendovi quella che poi si è rivelata essere della cocaina.
La polvere bianca era già divisa in dosi: sei in tutto, da circa un grammo l’una. Il peso totale della droga recuperata si aggira attorno ai cinque grammi, per un controvalore commerciale che oscilla tra i 350 e i 500 euro. Il prezzo medio della cocaina è stimato infatti tra i 70 e i 100 euro al grammo a seconda della qualità e della quantità acquistata, anche se è in continua discesa. Tornando ai fatti di Tradate, è difficile dire come la cocaina sia finita davanti alla casa dell’ignaro cittadino tradatese, l’ipotesi più accreditata è quella dello smarrimento, anche se non è da escludere che uno spacciatore l’abbia gettata volontariamente, magari nel timore di essere scoperto in occasione di un controllo da parte delle forze dell’ordine. Gli uomini della tenenza di Tradate hanno provveduto al sequestro della droga e alla relativa segnalazione all’autorità giudiziaria. Per ora non ha ancora un nome lo spacciatore “distratto” che ha abbandonato le sei dosi della polvere bianca e difficilmente qualcuno ne reclamarne la proprietà.
La polvere bianca era già divisa in dosi: sei in tutto, da circa un grammo l’una. Il peso totale della droga recuperata si aggira attorno ai cinque grammi, per un controvalore commerciale che oscilla tra i 350 e i 500 euro. Il prezzo medio della cocaina è stimato infatti tra i 70 e i 100 euro al grammo a seconda della qualità e della quantità acquistata, anche se è in continua discesa. Tornando ai fatti di Tradate, è difficile dire come la cocaina sia finita davanti alla casa dell’ignaro cittadino tradatese, l’ipotesi più accreditata è quella dello smarrimento, anche se non è da escludere che uno spacciatore l’abbia gettata volontariamente, magari nel timore di essere scoperto in occasione di un controllo da parte delle forze dell’ordine. Gli uomini della tenenza di Tradate hanno provveduto al sequestro della droga e alla relativa segnalazione all’autorità giudiziaria. Per ora non ha ancora un nome lo spacciatore “distratto” che ha abbandonato le sei dosi della polvere bianca e difficilmente qualcuno ne reclamarne la proprietà.
giovedì 3 luglio 2008
Fornace: convenzione al palo
TRADATE Vegagest, il fondo immobiliare che detiene la proprietà dell’intervento immobiliare nell’area ex Fornace, ammette le proprie responsabilità in merito agli abusi edilizi riscontrati nel grande cantiere e sospende unilateralmente la stipula della convenzione con il comune di Tradate. A darne notizia il sindaco della città, Stefano Candiani, in apertura del consiglio comunale di martedì sera. Così si è tornato a parlare della tortuosa vicenda legata alla pratica edilizia di cui tanto si è detto e di cui molto resta ancora da dire. In particolare il primo cittadino di Tradate Stefano Candiani ha tracciato un lungo e particolareggiato resoconto relativo agli ultimi sviluppi, ricordando i fatti salienti già trattati dalle cronache a partire dai primi abusi edilizi riscontrati il 12 febbraio, per scendere poi nei particolari per i fatti più recenti.
Il sindaco, nella sua comunicazione, ha ricordato gli ultimi abusi riscontrati dall’ufficio tecnico comunale, già notificati alla proprietà. Si tratta in particolare di un manufatto in calcestruzzo addossato al lotto A, destinato ad ospitare una cabina Enel, della dimensione totale di 296 metri quadrati. Sul lotto B, invece l’ultimo abuso riscontrato riguarda la lunghezza complessiva del fabbricato, che non è di 170,29 metri bensì di 174,06: questo provoca delle difformità. La prima legata al conseguente aumento di superficie coperta per un totale di 107,82 metri quadri. La seconda per l’aumento di superficie lorda di pavimento di 323,46 metri quadrati. La terza riguarda invece l’inserimento nelle tavole grafiche della distanza del permesso di costruire in sanatoria, che non trova corrispondenza tra quanto dichiarato nel permesso di costruire e la realtà dei fatti.
Il 29 maggio scorso l’ufficio sportello unico e attività produttive del comune di Tradate ha emesso un’ordinanza di demolizione per la cabina Enel adiacente al lotto A, oltre ad una ordinanza di sospensione dei lavori relativamente al lotto B (questa emessa il 10 giugno). Il 20 giugno, la Vegagest ha fatto protocollare una propria comunicazione, con la quale annuncia l’impegno alla sospensione unilaterale di stipula della convenzione. Una lettera lunga, dal contenuto tecnico, che si conclude con la volontà di sospendere unilateralmente gli accordi approvati con la delibera di consiglio comunale numero 23 del 18 aprile scorso e ciò fino a quando non verrà perfezionato il provvedimento di rilascio dei titoli in sanatoria. Una lettera seguita, dopo una settimana, dalla richiesta del permesso di costruire in sanatoria per la cabina Enel, arrivata in comune assieme alla richiesta di permesso di costruire in sanatoria del lotto B (quello del cinema multisala).
Una comunicazione ad alto contenuto tecnico, difficile da comprendere per chi non ha l’orecchio allenato sui tecnicismi, soprattutto accompagnata dal sottofondo musicale dell’orchestrina impegnata in una serata di intrattenimento all’aperto proprio in piazza Mazzini. "La sostanza di quello che è stato detto in consiglio comunale è molto più semplice di quanto si possa pensare – sintetizza il vicesindaco Vito Pipolo – La Vegagest ha in pratica ammesso gli errori e le difformità riscontrate dal comune ed ha annunciato la volontà di sistemare la questione per tornare nelle prossime settimane a ridefinire la convenzione, in modo da poterla approvare con il campo sgombro da polemiche e vizi di qualsiasi genere".
Il 29 maggio scorso l’ufficio sportello unico e attività produttive del comune di Tradate ha emesso un’ordinanza di demolizione per la cabina Enel adiacente al lotto A, oltre ad una ordinanza di sospensione dei lavori relativamente al lotto B (questa emessa il 10 giugno). Il 20 giugno, la Vegagest ha fatto protocollare una propria comunicazione, con la quale annuncia l’impegno alla sospensione unilaterale di stipula della convenzione. Una lettera lunga, dal contenuto tecnico, che si conclude con la volontà di sospendere unilateralmente gli accordi approvati con la delibera di consiglio comunale numero 23 del 18 aprile scorso e ciò fino a quando non verrà perfezionato il provvedimento di rilascio dei titoli in sanatoria. Una lettera seguita, dopo una settimana, dalla richiesta del permesso di costruire in sanatoria per la cabina Enel, arrivata in comune assieme alla richiesta di permesso di costruire in sanatoria del lotto B (quello del cinema multisala).
Una comunicazione ad alto contenuto tecnico, difficile da comprendere per chi non ha l’orecchio allenato sui tecnicismi, soprattutto accompagnata dal sottofondo musicale dell’orchestrina impegnata in una serata di intrattenimento all’aperto proprio in piazza Mazzini. "La sostanza di quello che è stato detto in consiglio comunale è molto più semplice di quanto si possa pensare – sintetizza il vicesindaco Vito Pipolo – La Vegagest ha in pratica ammesso gli errori e le difformità riscontrate dal comune ed ha annunciato la volontà di sistemare la questione per tornare nelle prossime settimane a ridefinire la convenzione, in modo da poterla approvare con il campo sgombro da polemiche e vizi di qualsiasi genere".
venerdì 20 giugno 2008
"preserviamoci"
TRADATE Dopo la provocazione dei paracarri di via Santo Stefano la Giunta comunale prende precauzioni e denuncia l’ignoto autore per atti osceni e ingiuria, ai sensi degli articoli 529 e 594 del codice penale. Sono queste, infatti, le accuse contenute nell’esposto denuncia, che verrà depositato nelle prossime ore, proposto dal sindaco di Tradate Stefano Candiani e da alcuni assessori. Si ricorderà infatti che, non più tardi di una settimana fa, un tradatese dallo spiccato spirito goliardico aveva ricoperto i paracarri installati in via Santo Stefano con dei sacchetti di cellophane, simulando dei giganteschi preservativi. I paracarri che hanno subito il trattamento sono stati in tutto otto, tanti quanti i membri della giunta tradatese, sindaco compreso. Su ciascun profilattico è stato inoltre scritto un nome in lingua francese, nomi che tradotti in italiano corrispondono a quelli dei componenti dell’esecutivo tradatese. Insomma, una provocazione bella e buona, che si è inserita nel solco tracciato da una polemica trascinata forse troppo a lungo e che nelle settimane passate aveva intaccato pesantemente i rapporti tra l’amministrazione comunale e i commercianti della via, decisamente arrabbiati dopo la decisione di eliminare i parcheggi lungo la strada. Così arrabbiati che, a loro volta, non avevano risparmiato critiche pesanti e provocazioni: sulle vetrine dei negozi ha campeggiato per un intero giorno un manifesto funebre nel quale si annunciava il lutto per la “prematura scomparsa dei posti auto”. Se la trovata del manifesto funebre è stata firmata e sottoscritta dai commercianti, quella dei paracarri è ancora orfana. Il misterioso artista, che ha agito di notte, non ha infatti firmato l’opera, preferendo rimanere nell’anonimato. Un fatto, questo, che ha contribuito a gettare discredito sui commercianti di via Santo Stefano, tacitamente accusati di essere se non gli esecutori materiali, quantomeno gli ispiratori o, addirittura, i mandanti dell’ultima provocazione. “Si sbagliano di grosso se credono che centriamo qualcosa con questa trovata – si difendono alcuni negozianti -. Noi non abbiamo responsabilità in questa cosa né sappiamo chi sia stato. Resta il fatto che non concordiamo con le modifiche apportate alla via che hanno peggiorato la qualità del nostro lavoro e non hanno aggiunto nulla in termini di sicurezza e di fruibilità della strada”. Del fatto si è discusso anche nell’ultima seduta di Giunta, la sera di giovedì 19 giugno, ma non è stata partorita alcuna delibera né, tanto meno, un atto di indirizzo. Con ogni probabilità il sindaco firmerà nelle prossime ore un esposto denuncia contro ignoti e, ciascun assessore sceglierà se sottoscrivere o meno l’atto. Per ora è certo che in calce alla denuncia mancherà almeno una firma, quella dell’assessore al commercio Franco Accordino (An), che non ha ritenuto opportuno sostenere questa azione.
sabato 14 giugno 2008
profilattici "personalizzati" per i paracarri di via Santo Stefano
TRADATE Tradate sembra essere diventata la capitale delle provocazioni, grandi o piccole che siano. L’ultima in ordine di tempo è quella messa in scena all’alba di ieri in via Santo Stefano dove nottetempo qualcuno ha incappucciato, simulando dei grossi preservativi, i paracarri posati nei giorni scorsi dal Comune tra la strada e il sagrato della chiesa. Una decisione che nei giorni scorsi aveva sollevato nuove polemiche da parte dei commercianti della via, in forte contrasto con l’amministrazione comunale colpevole, a loro dire, di aver tolto i parcheggi lungo la strada. In tutto sono otto i manufatti di pietra che hanno subito il singolare trattamento. Otto, come i “membri” della Giunta comunale. Ciascun sacchetto riportava a chiare lettere un nome scritto in francese, non uno a caso, ma la traduzione dei nomi di sindaco e assessori. Nomi tradotti in francese per via della presenza in città di una rappresentanza d’oltralpe, arrivata a Tradate per suggellare il sodalizio sportivo con gli atleti locali. Appeso al palo del divieto di sosta una scatola di cartone che recitava la scritta: "Ogni città ha i suoi monumenti". Alle 9.30 di ieri mattina una pattuglia della polizia locale ha provveduto a rimuovere i sacchetti, non prima però di aver documentato la “scena del crimine” con abbondanti e particolareggiate fotografie. Difficile capire chi abbia messo in atto la provocazione, il gesto infatti non è ancora stato rivendicato. Nei negozi i commercianti se la ridono sotto i baffi e fanno spallucce ad ogni richiesta di chiarimenti. Dal comando della polizia locale è poi partito l’ordine di “interrogare” tutti i commercianti della via, che in mattinata sono stati sentiti sull’episodio dagli uomini in divisa.lunedì 9 giugno 2008
"Croce rubata? è colpa della società"
GORNATE OLONA A Gornate Olona le casse della festa metal hanno smesso di pulsare già da qualche ora, le Harley Davidson hanno lasciato il centro del paese e i giovani sono tornati a vestire abiti variopinti. Così la notizia dell’arresto di due ladri sacrileghi sorpresi dai carabinieri a rubare una grossa croce di cemento nel piccolo cimitero di Torba, ha preso a circolare in paese. Se ne parla al bar e per strada, dove il suono stridulo delle chitarre elettriche e il ritmo assordante delle batterie ha lasciato il posto al brusio dei commenti e delle polemiche. "Si, ho sentito – commenta il signor Giovanni -, non c’è più timore di Dio" o, ancora, una giovane donna si rallegra del fatto che i responsabili del gesto siano stati arrestati: "Son cose che non dovrebbero succedere, meno male che li hanno presi". In un primo momento si pensava che i due giovani arrestati, poco più che ventenni, fossero originari della zona. È emerso invece che sono residenti l’uno a Carate Brianza e l’altro a Lurate Caccivio, addirittura fuori provincia. Un dato utile per la cronaca, ma che poco cambia la sostanza dei fatti: una coppia di ragazzi, spinti da chissà quale motivazione, ha deciso di scavalcare il muro di cinta di un piccolo cimitero, sentendosi addirittura autorizzati a violarne l’integrità, andando così incontro a guai seri con la giustizia. Lo stesso cimitero era stato ferito già alcuni anni fa, quando in un’incursione notturna dei vandali avevano profanato il camposanto, spaccando le lapidi e rovesciando i vasi di fiori. Di quell’episodio nel piccolo cimitero, che conta una trentina di tombe al massimo, si possono ancora trovare tracce evidenti. Molte lapidi infatti non sono state mai sostituite, parecchie sono vecchie di quasi cent’anni, qualcuna aveva passato indenne anche la seconda guerra mondiale e il destino ha voluto che soccombesse sotto i colpi inferti dai perditempo del nuovo millennio. In ogni caso il commento più significativo è quello che ci ha voluto rilasciare il parroco del paese, don Ruggero Selva, impegnato nel primo giorno di oratorio estivo con i ragazzi della piccola comunità di Gornate Olona: "Certo, ci scandalizziamo davanti a questi episodi e ne restiamo fortemente colpiti e amareggiati – dice -. Sicuramente non si tratta di persone di Gornate, la nostra è una comunità molto rispettosa delle cose sacre. Non mi meraviglio però davanti a questi fattacci: quando il Signore è tolto dal cuore è facile perdersi nell’inseguire i maestri di mediocrità, proposti magari dalla televisione". Don Ruggiero non è però un uomo dall’indignazione facile, quella espressa sull’onda della cronaca, e parla con la schiettezza di chi sa il fatto suo, andando dritto a valori più profondi: "La cosa che mi colpisce maggiormente non è tanto il furto di una croce – dice -, ma proprio il fatto che il Cristo sia stato tolto dal cuore della gente, sono triste perché abbiamo lasciato che ciò accadesse. Ormai siamo un popolo malato di curiosità e finte indignazioni. Oggi a Gornate si parlava di quell’episodio e la gente si chiedeva “chi è ca l’è quel lì?”, nessuno è riuscito ad interrogarsi sul vuoto che sta alla base di questi comportamenti, diventando vittime dello stesso male. Di fronte a questa situazione sento la necessità di tornare a promuovere valori come la lealtà e la solidarietà umana, tanto più se siamo cristiani". Il parroco non ha risparmiato nessuno nel suo commento: "La colpa di questa situazione è da ricercare un po’ ovunque. Oggi spesso anche la religione è ridotta a un puro formalismo – conclude -. Ci scambiamo segni di pace in chiesa e non siamo in grado di accogliere il prossimo una volta messo il piede in strada. Non serve dire il Padre nostro per essere uomini, bisogna però recuperare i giusti valori e riaprire il nostro cuore al Signore".
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Metallari messi "in croce" dall'Arma
GORNATE OLONA C’è l’ombra del satanismo dietro l’incursione notturna nel cimitero di Gornate Olona, messa a segno tra sabato e domenica da una coppia di ventenni del posto. I due, look da metallo pesante, capelli lunghi e qualche birra di troppo nello stomaco, sono entrati nel piccolo camposanto della frazione di Torba per portarsi via una grossa croce di cemento strappata da una vecchia tomba. Un oggetto senza alcun valore se non quello intrinseco del simbolo che rappresenta. Il gesto dei due ragazzi, svuotato da ogni possibile movente economico, risulta ancora più incomprensibile e difficile da valutare.L'ARRESTO
In ogni caso, che si tratti di una semplice bravata o di qualcosa di più inquietante, i due giovanissimi sono stati subito inchiodati alle proprie responsabilità dai carabinieri della tenenza di Tradate che, caso vuole, fossero di pattuglia nella zona propri
o nel momento in cui i profanatori stavano uscendo dal cancello del piccolo cimitero. La mezzanotte era passata da quarantacinque minuti quando gli uomini dell’arma hanno fermato la strana coppia di sacrileghi, arrestandoli in flagranza di reato con l’accusa di furto aggravato. Per uscire con la refurtiva, infatti, hanno anche rotto il braccio meccanico del cancello automatico, mentre la croce di cemento che stavano caricando in macchina è stata recuperata e ora è custodita nel magazzino comunale. Così ai polsi dei due giovani sono scattate le manette e, nelle prossime ore, verranno processati per direttissima. La sentenza, c’è da scommetterci, sarà una croce ben più pesante da portare di quella che hanno rubato, apparentemente senza motivo, dal cimitero gornatese.LE REAZIONI
In paese la voce del furto sacrilego non è ancora circolata, coperta forse dal
frastuono delle casse del Fire Fest, una quattro giorni di musica dura, al suono delle chitarre elettriche e al ritmo insistente delle batterie, picchiate duramente dai musicisti che si sono avvicendati sul palco allestito nel centro di Gornate Olona. Una festa che ha creato malumori e proteste da parte dei residenti che di convivere con i suoni striduli dell’heavy metal annaffiato da litri di birra, non ne vogliono proprio sapere. Così non c’è da stupirsi se in molti, tra i gornatesi, hanno collegato l’episodio del furto proprio alla “festa dei metallari”. "Ciascuno ha diritto di divertirsi – si commenta invece nell’area della festa – non facciamo niente di male, ascoltiamo la musica che ci piace, beviamo qualche birra in compagnia. Se poi c’è qualche esaltato che esagera questo non c’entra nulla con lo spirito della festa".IL COMUNE
Intanto il comune di Gornate Olona si prepara a chiedere i danni ai responsabili del furto: "Hanno portato via una croce di cemento – racconta l’assessore gornatese Walter Boria – ed hanno spaccato il cilindro del meccanismo di automazione del cancello. Certamente il comune si farà pagare i danni da questi soggetti e per questo stiamo valutando di denunciarli per danni contro il patrimonio comunale. Il comportamento tenuto da questi giovani, di cui non conosco ancora le generalità, è veramente inqualificabile. Il furto di per sé è un fatto spregevole, quando poi viene compiuto in un luogo come un cimitero, in aggiunta senza alcun motivo, diventa ancora più deprecabile. Sono contento del fatto che i responsabili siano stati pizzicati e di questo non posso che ringraziare i carabinieri per l’ottimo lavoro".
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