TRADATE Dopo qualche mese di silenzio a Tradate si torna a parlare di Fornace, il grande intervento edilizio che sta crescendo a passi da gigante alle porte della città e tanto ha animato la scena politica nel corso degli ultimi anni. Che qualcosa si stesse muovendo lo si era capito dalle riunioni di maggioranza che sono state indette sull’argomento. "Incontri conoscitivi di contenuto politico" avevano spiegano nei giorni scorsi i consiglieri, senza scendere nel dettaglio dei contenuti. Ma si sa, le voci girano e nelle piazze come sui blog (vedi altratradate.com, ndr) in questi giorni non si parla d’altro che della richiesta di
Visualizzazione post con etichetta fornace. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta fornace. Mostra tutti i post
venerdì 6 marzo 2009
Tradate: si alza latemperatura alla fornace
giovedì 3 luglio 2008
Fornace: convenzione al palo
TRADATE Vegagest, il fondo immobiliare che detiene la proprietà dell’intervento immobiliare nell’area ex Fornace, ammette le proprie responsabilità in merito agli abusi edilizi riscontrati nel grande cantiere e sospende unilateralmente la stipula della convenzione con il comune di Tradate. A darne notizia il sindaco della città, Stefano Candiani, in apertura del consiglio comunale di martedì sera. Così si è tornato a parlare della tortuosa vicenda legata alla pratica edilizia di cui tanto si è detto e di cui molto resta ancora da dire. In particolare il primo cittadino di Tradate Stefano Candiani ha tracciato un lungo e particolareggiato resoconto relativo agli ultimi sviluppi, ricordando i fatti salienti già trattati dalle cronache a partire dai primi abusi edilizi riscontrati il 12 febbraio, per scendere poi nei particolari per i fatti più recenti.
Il sindaco, nella sua comunicazione, ha ricordato gli ultimi abusi riscontrati dall’ufficio tecnico comunale, già notificati alla proprietà. Si tratta in particolare di un manufatto in calcestruzzo addossato al lotto A, destinato ad ospitare una cabina Enel, della dimensione totale di 296 metri quadrati. Sul lotto B, invece l’ultimo abuso riscontrato riguarda la lunghezza complessiva del fabbricato, che non è di 170,29 metri bensì di 174,06: questo provoca delle difformità. La prima legata al conseguente aumento di superficie coperta per un totale di 107,82 metri quadri. La seconda per l’aumento di superficie lorda di pavimento di 323,46 metri quadrati. La terza riguarda invece l’inserimento nelle tavole grafiche della distanza del permesso di costruire in sanatoria, che non trova corrispondenza tra quanto dichiarato nel permesso di costruire e la realtà dei fatti.
Il 29 maggio scorso l’ufficio sportello unico e attività produttive del comune di Tradate ha emesso un’ordinanza di demolizione per la cabina Enel adiacente al lotto A, oltre ad una ordinanza di sospensione dei lavori relativamente al lotto B (questa emessa il 10 giugno). Il 20 giugno, la Vegagest ha fatto protocollare una propria comunicazione, con la quale annuncia l’impegno alla sospensione unilaterale di stipula della convenzione. Una lettera lunga, dal contenuto tecnico, che si conclude con la volontà di sospendere unilateralmente gli accordi approvati con la delibera di consiglio comunale numero 23 del 18 aprile scorso e ciò fino a quando non verrà perfezionato il provvedimento di rilascio dei titoli in sanatoria. Una lettera seguita, dopo una settimana, dalla richiesta del permesso di costruire in sanatoria per la cabina Enel, arrivata in comune assieme alla richiesta di permesso di costruire in sanatoria del lotto B (quello del cinema multisala).
Una comunicazione ad alto contenuto tecnico, difficile da comprendere per chi non ha l’orecchio allenato sui tecnicismi, soprattutto accompagnata dal sottofondo musicale dell’orchestrina impegnata in una serata di intrattenimento all’aperto proprio in piazza Mazzini. "La sostanza di quello che è stato detto in consiglio comunale è molto più semplice di quanto si possa pensare – sintetizza il vicesindaco Vito Pipolo – La Vegagest ha in pratica ammesso gli errori e le difformità riscontrate dal comune ed ha annunciato la volontà di sistemare la questione per tornare nelle prossime settimane a ridefinire la convenzione, in modo da poterla approvare con il campo sgombro da polemiche e vizi di qualsiasi genere".
Il 29 maggio scorso l’ufficio sportello unico e attività produttive del comune di Tradate ha emesso un’ordinanza di demolizione per la cabina Enel adiacente al lotto A, oltre ad una ordinanza di sospensione dei lavori relativamente al lotto B (questa emessa il 10 giugno). Il 20 giugno, la Vegagest ha fatto protocollare una propria comunicazione, con la quale annuncia l’impegno alla sospensione unilaterale di stipula della convenzione. Una lettera lunga, dal contenuto tecnico, che si conclude con la volontà di sospendere unilateralmente gli accordi approvati con la delibera di consiglio comunale numero 23 del 18 aprile scorso e ciò fino a quando non verrà perfezionato il provvedimento di rilascio dei titoli in sanatoria. Una lettera seguita, dopo una settimana, dalla richiesta del permesso di costruire in sanatoria per la cabina Enel, arrivata in comune assieme alla richiesta di permesso di costruire in sanatoria del lotto B (quello del cinema multisala).
Una comunicazione ad alto contenuto tecnico, difficile da comprendere per chi non ha l’orecchio allenato sui tecnicismi, soprattutto accompagnata dal sottofondo musicale dell’orchestrina impegnata in una serata di intrattenimento all’aperto proprio in piazza Mazzini. "La sostanza di quello che è stato detto in consiglio comunale è molto più semplice di quanto si possa pensare – sintetizza il vicesindaco Vito Pipolo – La Vegagest ha in pratica ammesso gli errori e le difformità riscontrate dal comune ed ha annunciato la volontà di sistemare la questione per tornare nelle prossime settimane a ridefinire la convenzione, in modo da poterla approvare con il campo sgombro da polemiche e vizi di qualsiasi genere".
venerdì 30 maggio 2008
Margutti racconta la "sua" Fornace
Abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente quanto ci è stato inoltrato via mail. A voi i commenti!
Questo è il mio intervento in consiglio Comunale lo scorso 18 aprile. Non ho trattato questioni personali, ma vere questioni di tipo amministrativo per il bene della mia città. Vi chiedo la possibilità di una totale pubblicazione. Grazie.
Gianluigi Margutti
Premessa: sono favorevole alla Grande Distribuzione Organizzata, senza alcun fanatismo, però. Per almeno due ragioni:
- amplia l’offerta di prodotti sul mercato;
- genera concorrenza a vantaggio dei consumatori che ottengono risparmi economici sulla loro spesa.
Ma la Grande Distribuzione va gestita con attenzione, perché genera un impatto molto forte sul tessuto socio-economico del territorio oltre che sul sistema della viabilità delle aree dove viene collocata. Il Legislatore Nazionale e quello Regionale lo sanno bene e con il Dlgs 114/98 e la LR 14/99 hanno regolamentato in modo puntuale le modalità di localizzazione e apertura di strutture commerciali della Grande Distribuzione. Appositi Piani Triennali Regionali e connesse Modalità Attuative, hanno specificato come analizzare il territorio sotto il profilo urbanistico, territoriale, viabilistico, ambientale, socio-economico per inserire nei Piani Regolatori Comunali strutture di questo tipo. Inoltre l’autorizzazione all’apertura di una Grande Struttura avviene in seguito all’ottenimento di uno specifico Nulla Osta da parte di una apposita Conferenza dei Servizi a cui partecipano il Comune interessato, la Provincia competente e la Regione Lombardia. Ogni Ente ha un ruolo specifico all’interno della Conferenza:
- il Comune verifica la compatibilità urbanistica del progetto;
- la Provincia analizza il suo impatto territoriale, soprattutto sul sistema della viabilità;
- la Regione verifica se l’impatto socio-economico sia sostenibile o meno.
Tutte queste verifiche servono a garantire che i cittadini del territorio interessato dal progetto ottengano benefici reali superiori alle conseguenze negative dell’arrivo delle Grandi Strutture di venditaUna Grande Struttura è tale quando le dimensioni dell’area di vendita superano i 2.500 mq (nel caso del Comune di Tradate). Prendiamo alcuni esempi dal sito internet dell’Osservatorio Regionale sul Commercio di Grandi Strutture vicine a noi per capire meglio di quali dimensioni stiamo parlando:
- Leroy Merlin di Solbiate Arno – 9.840 mq di vendita non alimentare.
- Auchan di Rescaldina – 6.785 mq di vendita alimentare e 16.415 mq non alimentare.
- Mediaworld di Gallarate – 3.130 mq di vendita non alimentare.
- Carrefour di Gallarate – 4.981 mq di vendita alimentare e 3.098 mq non alimentare.
- Iper di Solbiate Olona – 5.000 mq di vendita alimentare e 6.682 mq non alimentare.
- Esselunga di Venegono – 1.120 mq di vendita alimentare e 3.760 mq non alimentare.
- Iper di Varese – 6.050 mq di vendita alimentare e 19.360 mq non alimentare.
Il progetto di cui discutiamo sviluppa una superficie di vendita non alimentare di 17.900 mq che per dimensioni, in tutta la Provincia di Varese è inferiore solo all’Iper di Varese, senza contare i 1.600 mq di vendita alimentare giacenti nel cassetto dell’Amministrazione Comunale. Insomma: diventa addirittura il primo polo commerciale di tutta la provincia di Varese se - come è logico - lo vediamo connesso alla adiacente struttura della COOP. E continuiamo a sostenere e credere che questo progetto non costituisca di fatto una Grande Struttura di Vendita? Non si tratta di trovare scorciatoie nel complesso quadro delle Leggi vigenti o di interpretarle in modo “discutibile … e … notevolmente intensivo” come scrive il Consulente del Comune. Il consulente afferma, tra l’altro e testualmente, che “tali interpretazioni, sia pure a volte discutibili, si possano considerare entro i limiti della legittimità”. Evviva, parla di INTERPRETAZIONI non di APPLICAZIONE delle norme! Lo dice lui, non io.Qui si tratta di garantire l’interesse dei cittadini e di tutelarli attraverso il coinvolgimento degli Enti sovracomunali competenti in materia, la Provincia e la Regione per evitare che gli impatti prodotti da queste rilevantissime dimensioni danneggino la nostra città. E invece no: il Comune interpreta le Leggi al fine di evitare di ricadere nell’ambito delle Grandi Strutture soggette al procedimento di Conferenza dei Servizi. Ma perché lo fa? Perché non chiede il parere di questi Enti? Perché si ostina a non condividere con chi ha più esperienza, mezzi e competenza come Provincia e Regione, questa complessa procedura? La nostra città avrebbe da guadagnare o da perdere se il Comune applicasse le procedure previste per le grandi strutture? Di sicuro avrebbe da perderci l’operatore perché normalmente durante la Conferenza dei Servizi per le autorizzazioni delle Grandi Strutture la Provincia e la Regione chiedono agli operatori di farsi carico delle spese necessarie a risolvere i problemi di traffico e a mitigare gli impatti socio economici sul territorio del Comune interessato. E a quanto potrebbero ammontare questi oneri? Prendiamo come esempio quanto comparso sui quotidiani della ns provincia la scorsa settimana: l’Iper di Varese per un ampliamento della propria superficie di circa 8.000 mq si è fatto carico di tutte le opere di sistemazione dell’incrocio di Viale Belforte e della nuova rotonda per Cantello a Malnate per un totale di spesa superiore a 15 milioni di euro. Avete capito bene: 15 milioni di euro.- E da noi invece addirittura si concede all’operatore di scomputare dagli oneri di urbanizzazione il costo di realizzazione delle opere di accesso all’area che di sicuro servono più all’operatore che alla ns città. Le rotonde servono all’operatore stesso per far entrare ed uscire i clienti: in caso ontrario come ci arriverebbero? Catapultati? Le rotonde esistenti sono già insufficienti per il traffico NORMALE della nostra cittadina. Inoltre si fissa il valore del costo di costruzione al bassissimo valore di 570 €/mq: questo è un fatto molto grave perché su questo valore si determina l’importo che l’operatore deve versare al Comune come tassa sulla costruzione. Basterebbe prendere il bollettino degli Ingeneri di Milano del 2004 per scoprire che il valore medio minimo di costo di costruzione di una struttura commerciale è pari a 860 €/mq cioè il 50% in più di quanto concordato dal Comune con l’operatore. Alla vicinissima e contigua COOP sarebbero stati applicati quali costi di costruzione, solo qualche mese fa, 1.200 euro al mq. Come mai? Concludendo: dove è l’interesse della nostra Città ad aver interpretato così la norma? Chi è responsabile del procedimento deve spiegarlo con i numeri, non con artifizi interpretativi.Ben si poteva chiedere la conferenza dei servizi con Regione e la Provincia. La avevo chiesta lo scorso 30 novembre. Se fosse stata attivata, avremmo quasi concluso il tutto, perchè ha un limite (per essere espletata) temporale di sei mesi e ne sono trascorsi quasi cinque nelle more di due pareri che non mi convincono per nulla. Pertanto voterò contro alla variante e al punto proposto in votazione, e sono molto sereno anche perché il mio voto non è per nulla determinante, e quindi – qualora avessi torto – non avrò danneggiato nessuno. Avrò almeno messo voi consiglieri comunali in grado di comprendere quello che state votando. Dr Gianluigi Margutti Ulteriori spunti di analisi e riflessione sui vantaggi conseguiti dall’operatore dall’aver evitato la procedura di Grande struttura:
1. Posti auto. Classificare la struttura come Media distribuzione consente di evitare i controlli della Regione sulla dotazione di posti auto dell’intervento: per ogni mq di vendita è obbligatorio realizzare un certo numero di posti auto, stabiliti dalla Regione e differenziati tra mq di vendita alimentare e non alimentare. -Ad ogni posto auto corrisponde un certo numero di auto in entrata ed uscita ogni ora dal parcheggio, e questo numero di auto vanno considerate come carico di traffico aggiunto a quello esistente sulle strade di accesso all’intervento (pertanto non ha nessuna rilevanza il ns Piano Urbano del Traffico, in quanto non ha questi dati). E’ dalla verifica della capacità delle strade di sopportare questo traffico aggiunto che nasce o meno l’obbligo di realizzare interventi di adeguamento delle strade stesse. Evitare questo controllo della Regione consente all’operatore di non doversi fare carico di questa spesa che è sempre la più onerosa. Se le strade non sono adeguate le soluzioni sono solo due: diminuire le dimensioni dell’intervento o realizzare le sistemazioni necessarie.L’apertura della Grande struttura è sempre vincolata alla effettiva realizzazione delle opere stradali necessarie.Classificare l’intervento come di Media struttura evita tutte queste verifiche.2. Aree standard. Classificare la struttura come Media distribuzione consente di superare l’obbligo delle dotazioni di aree a standard sull’intervento: ogni mq di superficie lorda di pavimento di una Grande struttura, deve essere corredato da 2 mq di aree a standard pubblico (normalmente parcheggi e aree verdi). Se l’area dell’intervento non è grande a sufficienza per contenere questi spazi di standard è gioco forza ridurre la quantità insediabile di superficie lorda. Nel ns caso abbiamo circa 37.000 di superficie lorda commerciale che andrebbero accompagnati da almeno 74.000 di aree a standard (!!!!) pubblico a cui aggiungere la dotazione di parcheggi privati obbligatoria prevista dalla legge Tonioli. L’intervento non rispetta queste quantità e la dotazione di aree mancanti è stata monetizzata: cioè l’operatore ha versato al Comune un certo importo che compensa la carenza di aree a standard; ma questo è possibile solo ed esclusivamente perché l’intervento è di Media struttura. Per le Grandi strutture la monetizzazione è espressamente vietata dalla Legge Regionale sul Commercio: se l’area è carente di standard l’unica soluzione è ridurre le dimensioni della superficie lorda di pavimento che si vuole realizzare.3. Centro Commerciale. L’unicità della struttura è clamorosamente confermata non solo dalla articolazione del progetto: unico accesso, sistema dei parcheggi comune, spazi di servizio condivisi, ecc. ma anche dal fatto che tutte le autorizzazioni di Media rilasciate sono intestate al medesimo operatore che agisce in qualità di promotore immobiliare dell’iniziativa: le attività verranno aperte attraverso l’affitto dei rami d’azienda o attraverso la vendita delle autorizzazioni. Questo fatto consente all’operatore di conseguire un grande vantaggio economico dall’aver ottenuto autorizzazioni di Media in quantità così rilevante, senza i costi che avrebbe dovuto sostenere nel caso si fosse trattato di una Grande struttura (sistemazioni stradali, compensazioni socio-economiche, ecc.) Da informazioni che girano nel settore, sulla piazza di Varese una autorizzazione di Grande struttura non alimentare di circa 4000 mq è stata recentemente venduta per 800.000 €, cioè 200 € al mq. Nel ns caso il Comune ha dato all’operatore 37.000 mq che, anche sottostimandoli, non possono valere meno di 50 €/mq cioè circa 1.800.000 €.4. Misure di compensazione, oneri aggiuntivi. Ultima considerazione che deriva dalla casistica nel settore e che non ha riferimenti di legge concreti: a Milano e provincia le misure di compensazione, oggi normalmente caricate sulle Grandi strutture, arrivano anche a 300 € per ogni mq di superficie lorda di pavimento. E non si tratta degli oneri primari e secondari o del costo di costruzione (normalmente versati per intero senza scomputi) ma di oneri aggiuntivi.Le amministrazioni comunali più aggressive arrivano addirittura ad ottenere:
versamento degli oneri e del costo di costruzione senza scomputi; realizzazione a carico dell’operatore di tutte le opere di urbanizzazione anche fuori comparto necessarie all’intervento (in genere sistemazioni viabilistiche); realizzazione di misure compensative per il tessuto socio-economico locale.
Etichette:
consiglio comunale,
Cronaca,
fornace,
margutti,
Tradate
mercoledì 21 maggio 2008
abuso a-buso buso (metamorfosi)
TRADATE Ancora abusi all’ex Fornace. Non smette di regalare sorprese il grande cantiere aperto alle porte della città, dove sta sorgendo un grande complesso commerciale. Un iter tormentato quello della grande struttura da mesi al centro del dibattito politico, oggetto di polemiche e spaccature. Le prime irregolarità edilizie erano state contestate dal Comune di Tradate già nel mese di febbraio, queste avevano portato ad una pratica di sanatoria che ha destato l’attenzione della Procura della Repubblica di Varese. Il Pm Agostino Abate ha infatti aperto un’indagine sul cantiere, per verificare la regolarità degli atti che lo riguardano. Un’indagine che vanta anche un indagato d’eccezione: il sindaco di Tradate Stefano Candiani a cui è stato contestato l’abuso in atti d’ufficio. La notizia dei nuovi abusi è trapelata invece solo ieri, ed è stata subito confermata dagli amministratori e dai tecnici comunali che li hanno rilevati: "Stiamo verificando le ultime cose per predisporre l’ordinanza – confermano dagli uffici comunali -, entro domani (22 maggio ndr) notificheremo la sospensione dei lavori sul lotto A e sul lotto B. Nel corso del sopralluogo dello scorso 12 maggio abbiamo infatti riscontrato delle misure difformi da quanto dichiarato nei progetti. La sospensione dei lavori ci consentirà di fare ulteriori verifiche sia all’interno dell’area per capire se ci sono altre difformità". In particolare gli abusi contestati riguarderebbero la lunghezza dei due edifici principali, quello del multisala (lungo la Varesina) e quello dell’albergo (tra via Sciesa e via Curiel). Entrambe le costruzioni sarebbero risultate più lunghe di alcuni metri (si parla di 3 per il lotto A e di 2,5 per il lotto B), difformità che genererebbero un notevole incremento di volume realizzato. Le irregolarità in fase di notifica si aggiungono a quelle già riscontrate alcuni mesi fa, che avevano già portato ad altri avvisi di garanzia nei confronti del direttore dei lavori del cantiere e dell’amministratore delegato di una delle società coinvolte nella realizzazione. "Si sta seguendo sulla linea già tracciata a partire dal mese di febbraio – interviene il sindaco di Tradate Stefano Candiani -, ci sarà massimo rigore e massima severità a garanzia della piena regolarità dell’intervento. Stiamo controllando che tutto si faccia secondo le leggi, quelli che il comune sta eseguendo sono controlli doverosi e tutto quanto riscontrato verrà contestato secondo quanto previsto dalle normative vigenti". Dunque l’amministrazione intende procedere sulla linea della fermezza già annunciata tempo fa. Ma non è una posizione semplice quella del comune di Tradate, che in questo momento si trova sotto la lente d’ingrandimento della Procura, che sulla vicenda dell’ex Fornace ha deciso di volerci vedere chiaro, passando al setaccio tutti gli atti prodotti dal comune stesso. E del resto non poteva essere altrimenti, vista la mole dell’intervento che muove capitali ingenti. Si tratta infatti di un affare prossimo ai 100 milioni di euro: attualmente una delle iniziative private più grandi in Italia.
Etichette:
avviso di garanzia,
candiani,
Cronaca,
fornace,
Tradate
lunedì 19 maggio 2008
Ancora Fornace: vertice di maggioranza e richieste di documenti
TRADATE Tutta la maggioranza si è data appuntamento in municipio per un vertice sul caso ex Fornace. Ieri mattina quasi tutti consiglieri dei tre gruppi che governano la città, assieme a tutti i membri della Giunta, si sono confrontati a lungo sull’argomento ex Fornace. Nella sala del Gonfalone si è parlato degli accadimenti che nell’ultima settimana hanno visto coinvolto il comune di Tradate e in particolare il primo cittadino Stefano Candiani, raggiunto da un avviso di garanzia per abuso in atti d’ufficio. "Ho messo la maggioranza al corrente della situazione – spiega il sindaco Stefano Candiani – mi sembrava doveroso vista la circostanza". Dopo il chiarimento ufficiale, il Popolo delle libertà di Tradate ha diramato una nota nella quale ha espresso la propria solidarietà al sindaco: "Esprimiamo solidarietà personale al sindaco Candiani, che abbiamo avuto modo di conoscere e apprezzare in questi anni di intensa collaborazione amministrativa e politica. Nel contempo abbiamo piena fiducia nel lavoro della magistratura". Intanto anche Innocenzo Giammetta, coordinatore cittadino della Democrazia cristiana per le autonomie, ha voluto rinnovare la propria fiducia al primo cittadino di Tradate, Stefano Candiani: "Siamo convinti e certi di quando siano insiti e saldi quei valori di legalità e onestà che lo hanno sempre distinto nell’esercizio del suo ruolo politico-istituzionale. Crediamo altresì nel ruolo di vigilanza e rispetto delle regole da parte di quella Magistratura che ha come unico interesse solo il trionfo della verità e della giustizia e del rispetto di quelle regole che permettono ad una società di considerarsi civile – dice Giammetta -. Questa spiacevole situazione ci ha reso più tranquilli, anche se già lo eravamo, di come i lavori inerenti la Fornace sono stati e saranno svolti con la massima trasparenza e rispetto delle regole". Nelle ore in cui Candiani raccoglie attestazioni di stima dalla sua maggioranza, dall'opposizione arriva una nuova richiesta di documenti. Questa volta i consiglieri comunali di minoranza hanno chiesto di poter avere la trascrizione della registrazione della seduta di commissione territorio in cui, a pochi giorni dall'ultimo consiglio comunale, si è fatto il punto sulla Fornace. Pare che la registrazione non sia ancora stata messa agli atti della Procura, in quanto non ancora disponibile il giorno della "visita" in municipio da parte della Digos di Varese.
Etichette:
avviso di garanzia,
candiani,
Cronaca,
fornace,
Tradate
giovedì 15 maggio 2008
Tutti gli uomini del presidente
TRADATE "Tradate è con noi e poi, un avviso di garanzia non lo si nega a nessuno". Così il capogruppo della Lega Nord, Mario Clerici, sintetizza la posizione del Carroccio in merito agli ultimi sviluppi del caso ex Fornace, minimizzando il fatto. "La città sta dalla nostra parte – continua Clerici abbandonando il tono ironico - perché conosce il sindaco. Stefano Candiani non è un uomo di palazzo anzi, la sua forza è sempre stata quella di saper stare con la gente. Di lui i Tradatesi si fidano, ed è per questo che hanno capito la posizione del comune in questa vicenda". Che la notizia dell’avviso di garanzia non abbia intaccato la fiducia dei sostenitori del sindaco lo si capisce passeggiando al suo fianco per le strade della città. In via Santo Stefano, in via De Simoni come in corso Bernacchi la gente lo ferma e lo saluta, in molti vogliono solo scambiare quattro chiacchiere, qualcuno gli sottopone i propri dubbi, così come è sempre stato. Dell’avviso di garanzia e dei problemi che il comune di Tradate sta affrontando in queste ore, invece, non si parla. I cittadini sanno, ma per ora preferiscono stare a guardare. A parlare, invece, sono i leghisti, che interpellati difendono il sindaco e commissario provinciale Stefano Candiani: "Noi abbiamo la coscienza a posto – spiega Clerici – sappiamo di non aver fatto nulla di scorretto e di aver agito sempre per il bene della città. Sulle scelte politiche ci possono essere posizioni e punti di vista differenti, noi abbiamo scelto una strada che all’opposizione è sembrata scorretta, Uslenghi ha deciso di far valere la propria posizione rivolgendosi ad un organo esterno come la magistratura, è un suo diritto farlo ed è un dovere della magistratura indagare per scoprire la verità dei fatti. Noi confidiamo nel lavoro degli inquirenti e siamo estremamente sereni, proprio perché riteniamo di non aver mai agito contro la legge". A fianco del sindaco si schiera anche Fabio Tonazzo, giovane presidente del consiglio comunale tradatese: "Personalmente sono tranquillo e sereno per la posizione del sindaco. Tutto è stato fatto alla luce del sole, anche e soprattutto in consiglio comunale, dove tutti i documenti discussi sono stati approvati anche dai tecnici comunali, penso che se ci fossero state delle irregolarità tecniche sarebbero state evidenziate in quella fase. Sull’iter seguito nell’intera procedura del piano ex Fornace c’è sempre stata la massima trasparenza. Se ne è parlato più volte in consiglio e nelle commissioni, inoltre a tutte le interrogazioni è stata data risposta in maniera esaustiva e questo penso sia espressione della massima garanzia possibile". In città la Lega si stringe dunque attorno al proprio uomo simbolo e anche il segretario cittadino Carlo Bernanrdoni si accoda sulla scia tracciata da Clerici e Tonazzo: "Politicamente manifestiamo tutto il nostro supporto a Stefano Candiani, sappiamo che tutto quanto è stato fatto alla luce del sole, addirittura è stato lo stesso comune ad inviare documentazioni in Procura. Dunque stiamo vivendo queste indagini con la massima serenità. A Candiani va il nostro supporto umano oltre che politico, ci ha stupito il fatto che l’avviso di garanzia sia stato mandato in prima persona al sindaco ancor prima che ai tecnici, ma abbiamo piena fiducia nella magistratura". Candiani a Tradate incassa la piena stima della Lega e dei leghisti. Fuori dai confini cittadini un commento da avvocato, sindaco e collega di partito lo abbiamo chiesto anche ad Attilio Fontana, primo cittadino di Varese: "Non posso dire molto, dal momento che sono il suo difensore ho questa ulteriore riserva. Sono assolutamente convinto e certo che Stefano Candiani, persona dalla moralità specchiata, uscirà da questa vicenda senza problema alcuno". Anche il neo-senatore Fabio Rizzi interviene da Roma sulla vicenda esprimendo assoluta solidarietà al sindaco di Tradate: "Sono certo che le indagini chiariranno l’estraneità di Candiani dai fatti che gli vengono contestati. Chi lavora bene, soprattutto se leghista, è sempre nella bufera. Da parte mia chiaramente gli rinnovo la fiducia e gli auguro di chiarire quanto prima la vicenda". Chi continua a non esprimere pareri sulla questione è il centro sinistra tradatese che, dopo l’intervento della Procura, ha scelto di mantenere la linea della circospezione.
Etichette:
avviso di garanzia,
candiani,
Cronaca,
fornace,
Tradate
martedì 13 maggio 2008
Candiani indagato per l'ex Fornace
TRADATE Un avviso di garanzia al sindaco e un sopralluogo di otto ore della Digos negli uffici comunali. È questo il bilancio di una delle giornate più pesanti dall’inizio della vicenda ex Fornace. Gli uomini della Questura di Varese sono arrivati in cinque, prima delle 10 di mattina. Chiusi in una stanza del settore urbanistica edilizia privata del comune di Tradate, hanno chiesto di avere una macchina fotocopiatrice e lì sono rimasti fino a tardo pomeriggio. Uno dopo l’altro hanno visionato e copiato ogni documento relativo alla questione ex Fornace. Non c’è delibera, mappa, lettera o atto che non sia passato per le mani degli agenti della Digos. Prende dunque forma l’inchiesta avviata dalla Procura della Repubblica di Varese per fare piena luce sulla realizzazione dell’ex Fornace, il maxi insediamento commerciale in fase di costruzione alle porte della città. Un intervento che da anni sta dividendo l’opinione pubblica cittadina e che negli ultimi mesi è balzato più volte agli onori della cronaca. Proprio lunedì il sindaco di Tradate aveva disposto che la polizia locale e i tecnici comunali eseguissero un sopralluogo nel cantiere per stabilire un “punto zero”, rilevando centimetro per centimetro la posizione e le altezze di ogni manufatto realizzato nell’area oggetto del piano esecutivo. Una scelta presa per tutelarsi da possibili incomprensioni nel rapporto tra la proprietà e il comune. "Siamo sereni e non abbiamo nulla da nascondere. I nostri uffici sono a disposizione delle autorità per fornire qualunque risposta utile a fare chiarezza sulla faccenda dell’ex Fornace, del resto è il comune la parte lesa". È questa, in sintesi, la linea adottata dal comune di Tradate fin dal 26 aprile scorso, giorno in cui il consigliere Carlo Uslenghi ha depositato un esposto in municipio e in Procura. Esposto che, alla luce delle conseguenze che ha prodotto, si è rivelato un autentico macigno. Con quell’istanza - di cui per primi abbiamo dato notizia proprio dalle colonne di questo giornale - Uslenghi puntava a far rilevare le incongruenze tra i documenti consegnati agli uffici comunali in occasione della pratica per la sanatoria e l’effettivo stato dei luoghi, accusando di fatto la proprietà di aver consegnato delle carte “truccate” e il Comune di aver commesso un peccato di leggerezza. "Quello che dovevo dire lo ho già detto in consiglio comunale". Così il consigliere di opposizione Carlo Uslenghi è intervenuto ieri dopo la diffusione della notizia della notifica al sindaco di Tradate, Stefano Candiani, di un avviso di garanzia per abuso in atti d’ufficio. "Io mi fermo al mio ruolo di consigliere comunale e non voglio andare oltre – continua Uslenghi -. Adesso è entrato in gioco un altro organo, di cui non faccio parte e sulle cui decisioni non devo essere io a fornire pareri. Certo, sono amareggiato per l’atteggiamento del consiglio comunale che da parte dell’opposizione era stato messo in guardia dei rischi che avrebbe corso approvando la variante. Da consigliere comunale ho fatto il mio dovere. Ora sarà la magistratura a fare chiarezza una volta per tutte e definirà se ci sono o meno delle irregolarità nelle pratiche che riguardano il cantiere dell’ex Fornace". La posizione di Carlo Uslenghi rispecchia quella di tutta l’opposizione, che per ora ha scelto di non uscire allo scoperto e di non commentare l’accaduto: "Ci esprimeremo solamente quando avremo avuto la possibilità di capire cosa sia effettivamente successo", è stata la risposta di Luca Carignola (Ulivo per Tradate) alla richiesta di commenti. Certo è che la questione appare spessa anche agli occhi di chi dice di essere tranquillo. Negli uffici del comune di Tradate è diffusa la consapevolezza che la Digos non sia solita muoversi per visite di cortesia. Così, facce tese e sguardi dubitativi hanno fatto da contorno ad una delle giornate più surreali di quelle vissute nella storia recente del comune di Tradate.
Etichette:
avviso di garanzia,
Cronaca,
fornace,
Tradate
Iscriviti a:
Post (Atom)

